Fabbrini evita la figuraccia, il pari col Pescara serve a poco

Succede tutto nella ripresa nel giro di sette minuti col vantaggio degli ospiti con Bjarnason. E' il fantasista del Palermo, nel giorno dell'esordio di Malesani in panchina, a pareggiare all'80', ma il pari è solo un brodino caldo che non cambia più di tanto la classifica

PALERMO. Il pareggio contro il Pescara non è una condanna per il semplice fatto che, alla luce dei risultati delle altra squadre in lotta per la salvezza, in classifica è cambiato davvero poco coi pareggi di Siena, Cagliari e Genoa. E questo può essere considerato un aspetto positivo. Ma è davvero l’unico in una giornata che vede l’ennesima occasione sprecata da parte del Palermo, che segna anche l’esordio sulla panchina di Alberto Malesani. Potevano essere le due gare della svolta quelle con Atalanta e Pescara. Ma alla fine in cascina viene portato a casa un solo misero punto. E quello di oggi assomiglia più a un brodino che a un punto guadagnato. L’aggravante, infatti, sta nel vedere un Palermo a larghi tratti incapace di dare quantomeno fastidio al Pescara, che ha la peggiore difesa del campionato. Il 3-5-2 schierato in campo da Malesani è la sintesi una formazione che gioca più che altro per non prenderle e quasi mai per creare, con un Donati, tornato in cabina di regia a centrocampo, che è apparso in condizioni a tratti imbarazzanti. E come detto, il problema rimane sempre quello del gol, quell’incapacità di creare trame offensive degne di nota, dove spesso i giocatori non accompagnano in maniera convinta il compagno che magari ha appena inventato una giocata importante. E questo oggi è avvenuto spesso con Fabbrini.
In una giornata gelida dominano la paura e i tatticismi nel primo tempo. La posta in palio è altissima ed entrambe le squadre badano soprattutto a non farsi male. I ritmi sono bassissimi e la qualità del gioco latita. Del resto, la classifica parla chiaro per Palermo e Pescara. E per segnare la prima occasione sul taccuino bisogna attendere il 32’, quando Munoz sfiora il vantaggio di testa su corner calciato da Dybala. Giusto un lampo, ma la trama della gara non cambia. Anche se il Palermo si fa di nuovo pericoloso al 44’. È bravo Fabbrini a inserirsi tra le linee del Pescara e a servire Dybala davanti a Perin. La punta argentina, però, vanifica tutto col primo controllo a seguire. È l’azione che di fatto sancisce la fine del primo tempo.
La ripresa comincia sulla falsariga del primo tempo. Malesani fa così il primo cambio al 56’, sostituendo Boselli per Dybala. E proprio l’ex Wigan, dopo pochi secondi sfiora il gol di testa sugli sviluppi di un altro calcio piazzato di Barreto. La partita si ravviva e al 59’ c’è un’altra ghiotta occasione per i rosa. Ancora Boselli in evidenza con un tiro che viene deviato e che arriva sui piedi di Dossena. L’esterno ha tutto il tempo di prendere la mira, ma chiude malamente il diagonale. Dall’altra parte anche Sorrentino al 61’ ha il suo bel da fare per salvare i suoi quando con un mezzo miracolo nega il gol a Caprari, arrivato al tiro da distanza ravvicinata. Bergodi, invece, azzecca il cambio. È Bjarnason, infatti, a centrare il colpo di testa vincente sugli sviluppi di un calcio piazzato al 73’. È gelo sul Palermo e sui 13 mila del Barbera che da quel momento fanno anche sentire la propria voce con dei cori contro il presidente Zamparini. All’80’, però, è Fabbrini a ridare ossigeno al Palermo, quando insacca da distanza ravvicinata un cross di nelson spizzato da Munoz. I rosa prendono coraggio, andando a cercare il gol che completerebbe la rimonta, ma non riesce più di tanto ad impensierire Perin. Finisce in parità, risultato giusto per lo spettacolo (si fa per dire) visto in campo. Fabbrini evita un’altra sconfitta al Palermo. Ma non lo sconforto dei tifosi, che alla fine si dividono tra chi lascia mestamente nell’indifferenza lo stadio e chi continua a fare cori contro Zamparini.

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