Quella «cesta» nata per portare olive e pistacchi appena raccolti

La «coffa» possiede una tradizione storica e una simbologia moderna. È versatile, resistente al calore e al logorio del tempo. Prodotto dell’artigianato siciliano

PALERMO. Tecnicamente non si configura neanche come borsa, nel settore merceologico è definita «cesta», ma non c’è siciliana che non la porti al braccio come emblema dell’estate e di tutto l’universo femminile che può contenere, creme, teli, riviste e tanto altro ancora. La «coffa» possiede una tradizione storica e una simbologia moderna. È versatile, resistente al calore e al logorio del tempo. Prodotto dell’artigianato siciliano, dall’intreccio manuale di foglie essiccate della palma nana, o «curina», era utilizzata dai contadini per dare il foraggio a cavalli e muli che tiravano il carretto, o dalle donne che la portavano durante la «viscuglia», la raccolta delle mandorle o olive o pistacchi, caduti dai teloni, in un tempo in cui anche un solo frutto aveva valore e in cui non esistevano i recipienti di plastica. Le coffe si sono evolute in decorazioni per i carrettini siciliani, di cui seguivano lo stile con specchietti, ponpon e campanelli e quindi in borse. Recentemente l’alta moda ha scoperto lo charme della paglia e di altri materiali naturali come midollino, rafia, canapa e bambù. Da Prada ad Ermanno Scervino, da Salvatore Ferragamo da Yves Saint Laurent, tutti hanno proposto non solo borse, ma anche sandali, ballerine, zoccoli e décolletés in versione eco-chic. Si inserisce in questo trend la «coffa», di cui i profeti, oltre lo stretto, non possono che essere Domenico Dolce e Stefano Gabbana, D&G, che la declinano in versione spiaggia o aggressiva con inserti pitonati. Mi.Av.

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