Bersani: eviteremo il crac della Sicilia

Il segretario del Pd a Palermo ha visitato la redazione del Giornale di Sicilia, incontrando il direttore Antonio Ardizzone e il condirettore Giovanni Pepi. E parla di un governo regionale e un governo nazionale di centrosinistra che collaborino per far uscire l'Isola dalla crisi

PALERMO. Immagina un governo regionale e un governo nazionale di centrosinistra che collaborino per far uscire la Sicilia dalla crisi risanando i conti grazie a un piano di rientro, anticipa di voler sfruttare meglio i beni sottratti alla mafia e punta su incentivi agli investimenti che creano lavoro: eccola la ricetta di Pier Luigi Bersani per la Sicilia. Il segretario del Pd - candidato premier di una coalizione che vede insieme Sel, I Moderati e il Centro Democratico - ha fatto tappa a Palermo per un comizio e ha poi visitato la redazione del Giornale di Sicilia, incontrando il direttore Antonio Ardizzone e il condirettore Giovanni Pepi.

IN SICILIA LA SPESA PUBBLICA È ELEVATISSIMA. E SOPRATTUTTO SI SPENDE TROPPO E MALE. CHE SOLUZIONI IMMAGINA?
«So com’è messa la Sicilia e so quanto si sta muovendo bene l’assessore all’Economia Luca Bianchi. Credo che si debba evitare il default. La Regione ha la sua autonomia, che rispetteremo, e dunque penso che si possano concordare col Tesoro dei piani di rientro per tutti i settori del bilancio che abbiano come condizione necessaria la riduzione del carico di personale. Questi piani si possono blindare a livello normativo con un blocco del turn over e credo possano arrivare a compimento in 2 o 3 anni».

CHE PESO DÀ ALLA QUESTIONE MERIDIONALE, E ALLA SICILIA, IN QUESTA FASE STORICA?
«Dieci anni fa la Sicilia ha dato una vittoria straripante al centrodestra, ora credo che da qui possa partire il cambiamento. Spero ci siano un governo regionale e uno nazionale che collaborino. Dobbiamo portare l’Europa a capire che, dopo il fronte orientale, ora c’è un grande fronte al Sud. Mentre l’idea leghista di azzoppare il Sud per far correre l’altro pezzo del Paese si è rivelata un disastro».

PERCHÉ ALLORA DI SUD SI PARLA COSÌ POCO IN QUESTA CAMPAGNA ELETTORALE?
«Io ne parlo anche al Nord. Ma è vero che in questa campagna elettorale c’è chi sta dando un’impostazione da guru americani, secondo cui devi attaccare l’avversario e non parlare dei problemi. Eppure bisognerebbe dire come uscire dalla crisi».

QUI I PROBLEMI PIÙ AVVERTITI SONO LA MANCANZA DI LAVORO E IL TIMORE DI NON RICEVERE PIÙ NEPPURE LA CASSA INTEGRAZIONE.
«Chi dice che dalla crisi si esce in tre mesi, dice cose che io non ho il coraggio di andare a raccontare. Sarà un 2013 difficile. Ma costruiremo con l’Europa margini per coniugare il risanamento con una situazione sociale esplosiva».

SERVONO PIÙ INVESTIMENTI PUBBLICI O PRIVATI?
«Senza i privati non si va da nessuna parte. Il pubblico deve accendere gli investimenti. Io vorrei concordare con gli enti locali un allentamento del patto di stabilità per far ripartire le piccole opere. E poi bisogna rivisitare il sistema fiscale con meccanismi che incentivino la capitalizzazione e gli investimenti. Bisogna incoraggiare fiscalmente gli investimenti e aiutare le imprese che vogliono dare lavoro».

E IL TAGLIO DELLA SPESA PUBBLICA?
«Attenzione, al netto di quella previdenziale e per gli interessi, la nostra è inferiore alla media europea. Possiamo però tagliare sugli acquisti di beni e servizi, riorganizzare la spesa per scuola e sanità e ridurre le spese militari. Ma la vera svolta sarà favorire la fedeltà fiscale. Guardi, non voglio neppure definirla lotta all’evasione. Ma partiamo col dire che non ci sarà più un condono e vediamo quanti miliardi incassiamo in più senza sforzi. Poi dobbiamo far girare meno contanti, mappare la ricchezza e tassarla in modo progressivo e creare un sistema del welfare che punti sulla compartecipazione in base al reddito».

IN SICILIA È CENTRALE IL TEMA DELLA LOTTA ALLA MAFIA. I GOVERNI PRECEDENTI HANNO FATTO MOLTO. È SUFFICIENTE O SI DEVE CAMBIARE QUALCOSA?
«Me ne sto occupando, parlando con i protagonisti di queste battaglie. Vanno introdotti reati come il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e lo scambio di voti mafiosi per dare strumenti ai magistrati. I reati finanziari devono avere ormai la priorità. E poi non funziona la gestione dei beni confiscati alla mafia. Questa è una sconfitta. Dobbiamo ripulire e salvare le imprese senza temere che finiscano di nuovo in mano alla mafia. Dobbiamo dare una destinazione sociale ai beni immobili, vendere qualcosa. Insomma, rimettere in circolo questa ricchezza».

MONTI OGGI HA DETTO CHE BISOGNA TENERE I PARTITI FUORI DALLE BANCHE.
«Sono d’accordo. E aggiungo, via i banchieri dai partiti. Sul caso Mps noi siamo stati spettatori che comunque non hanno condiviso alcuni passaggi, come l’acquisto di Antonveneta. Il punto però è che non posso accettare lezioni da chi ha tolto il reato del falso in bilancio, perchè il caso sembra questo. Non accetto che i giornali di destra ci ritraggano a braccetto con le banche. Chi scrive cose assurde, pagherà. Ho dato mandato ai miei legali di spulciare i giornali di destra. Io ho fatto norme, da ministro del governo Prodi, che hanno irritato le banche. E poi Tremonti le ha tolte».

LA SICILIA PUÒ ESSERE DECISIVA PER LA MAGGIORANZA AL SENATO. TEME DI ESSERE DANNEGGIATO DALLA LISTA DI INGROIA?
«Vedrete, chi vince vincerà alla Camera e al Senato. L’onda dell’elettorato va dove deve andare. In questa campagna elettorale o vinciamo noi o vince la destra. Con Ingroia non ci sono state trattative, siam gente seria. E non mi piace che il tema della legalità venga interpretato in modo fazioso».

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