«Chiodo» con pizzo e chiffon: quel tocco di libertà sull’abito

Considerato dagli stilisti come il simbolo della emancipazione della donna dagli schemi imposti dalla società ed è un accessorio intramontabile

PALERMO. Trine e merletti o borchie e spuntoni? La dicotomia donna angelica o audace è l’altalena che culla la moda da decenni. Oggi, l’ago sembra tendere verso lo stile hard soprattutto per gli accessori. «Le mie modelle – racconta Paola Filippone, stilista palermitana - sono le mie amiche, e quelle che mi ispirano per adesso sono proprio le più ”rocchettare”, quelle che riescono a portare anche l'abito più romantico in maniera divertente, giocando con gli abbinamenti, dalla scarpa a tronchetto così femminile con la sua punta ed il tacco a spillo, al giubbotto di pelle, attillato e sagomato, con o senza fibbie appariscenti, che dà quel tocco di aggressività che conquista gli sguardi. Cerco e vesto, quindi, una donna botticelliana che abbia grande personalità».
La firma della Filippone, nelle ultime collezioni è stata il chiodo nero, abbinato a pizzo e chiffon. «I modelli che hanno apprezzato di più le clienti – dice - sono gli abiti lunghi di merletto con gonne a ruota larghissime o a godè, col taglio di sbieco, per una lunghezza di almeno cinque metri di tessuto, e con tante trasparenze, completati da un chiodo – aggiunge – che è un accessorio intramontabile. È il simbolo della libertà della donna, della sua emancipazione dagli schemi imposti dalla società ed è la dimostrazione di poter decidere e di saper dosare dolcezza e consapevolezza di sé».
A sposare la tesi della stilista è Marina Bonanno, farmacista palermitana e modella-musa di Paola. «Mi piace presentarmi bene in ogni occasione – dice -. L'originalità è quello che cerco nei vestiti ed è ciò che rende piacevole la mia giornata. Anche quando sono in farmacia, sotto il camice, mi devo sentire a mio agio. Se ottengo questo, per me è il massimo». E di una moda classica, puntellata da tocchi di originalità, si è fatta portatrice la Filippone in tutta la sua carriera portata avanti nonostante la contrarietà iniziale della famiglia. «Ho iniziato come autodidatta, quasi di nascosto, passando ogni minuto libero nei laboratori e nelle sartorie per apprendere il mestiere. Dopo gli studi da grafica pubblicitaria ho preso in mano definitivamente forbici, ago e filo quando ho raggiunto la mia indipendenza economica, grazie alle mie capacità da illustratrice e ad alcune campagne fortunate negli anni ’80, per discoteche, locali e negozi. Nell'88, ho lasciato tutto e sono andata a Roma all'Accademia di moda e costume di Franco Reale. La mia prima presentazione a Palazzo Butera, con degli accappatoi da barca, con spugna e tessuti, ispirati alla vita di Panarea, un’isola a me cara. Il Giornale di Sicilia mi dedicò un piccolo spazio nella rubrica «Saranno Famosi» che mi portò fortuna. Nel 2000 la mia prima collezione, per cui mi commissionarono molti più capi di quelli che riuscii a confezionare. Da allora ho coltivato una clientela di donne che amano il taglio sartoriale e che mi affidano la loro immagine per un evento importante, i debutti in società delle diciottenni, il matrimonio, momenti unici che richiedono capi esclusivi, per non essere uguale a nessun’altra. Il mio stile si è mantenuto alla costante ricerca di un’eleganza che subisce poche variazioni. Sono piccoli dettagli che cambiano nel sogno di ogni donna di essere una principessa in abito lungo. Possiamo dire che le mie regine, oggi, – conclude Paola Filippone.

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