Sicilia, Archivio

«Firme false sul registro», assolto ex comandante dei vigili del fuoco

Anche in appello è arrivato un pronunciamento che ha riabilitato Vittorio Michele Cannemi

CALTANISSETTA. Ora come allora l'ex comandante provinciale dei vigili del fuoco esce «indenne» dalle accuse di abuso d'ufficio e falso. Anche in appello è assolto Vittorio Michele Cannemi (assistito dall'avvocato Raffaele Palermo) giudicato dalla corte d'Appello presieduta da Salvatore Cardinale (consiglieri D'Amore e Tomaselli), mentre il sostituto pg, Fernando Asaro ha chiesto la condanna a due anni. Esattamente come in primo grado aveva proposto la procura. Così s'era chiuso ieri il processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato. In quella circostanza, insieme all'ex comandante provinciale dei vigili del fuoco, erano sotto accusa anche la moglie, farmacista a Delia, e due sue dipendenti. Le donne (assistite pure loro dall'avvocato Raffaele Palermo) erano state assolte «per non avere commesso i fatti» e la procura, nei loro confronti, non ha appellato quel pronunciamento emesso nell'ottobre di due anni fa e divenuto definitivo. Anche perché erano stati gli stessi pm a proporre un verdetto assolutorio per le tre. La vicenda giudiziaria affonda le radici nella presunta falsificazione di firme sui registri di presenza di corsi per addetto antincendio. Così, secondo la tesi accusatoria, da ottenere indebitamente attestati personali. Quel registro delle firme era finito quasi per caso tra le mani di un ispettore ministeriale. Che era stato mandato di gran fretta in città perché a quel tempo, al comando provinciale dei vigili del fuoco, la situazione s'era fatta esplosiva. S'era innescata una sorta di vera e propria insurrezione nei confronti dell'allora comandante Cannemi del quale, gli stessi pompieri, avevano chiesto il trasferimento per «incompatibilità ambientale». E in effetti da lì a poco era arrivato il trasferimento. Ma quelle firme sul registro del corso antincendio, ritenute fasulle, sono finite sul tavolo della procura. È stato lo stesso ispettore ministeriale a consegnare quei fogli ai magistrati. Da qui è partita l'inchiesta che è poi culminata nel rinvio a giudizio per abuso d'ufficio e falso. Accuse che sono cadute.

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