Obama si insedia alla Casa Bianca: "Più diritti agli omosessuali"

"Il nostro viaggio non sarà finito - scandisce Obama davanti a 800mila persone sparse nel National Mall - fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come gli altri davanti alla legge"

WASHINGTON. Barack Obama rompe l'ennesimo tabù, pronunciando per la prima volta nella storia la parola gay in un discorso solenne dell'Inauguration Day. "Il nostro viaggio non sarà finito - scandisce Obama davanti a 800mila persone sparse nel National Mall - fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come gli altri davanti alla legge. Dobbiamo fare in modo che queste parole, questi diritti, questi valori, di libertà e uguaglianza divengano realtà per ogni americano. E' questo il compito della nostra generazione". 

Un riferimento non casuale, che arriva dopo l'annuncio in campagna elettorale di voler andare avanti sulle nozze tra omosessuali. Obama, subito dopo, cita i disordini del bar gay
newyorchese di Stonewall del 1969, accanto al congresso delle suffragette di Seneca Falls del 1848 e l'eccidio di Selma, Alabama, contro i manifestanti neri, nel 1965. Insomma, assegna un valore storico alla battaglia degli omosessuali per i loro diritti, a fianco alla lotta per l'emancipazione delle donne e quella contro la segregazione razziale della minoranza afro-americana.   Un intervento duro, netto, anche dedicato ai diritti dei milioni di immigrati irregolari, per tutte le minoranze, con cui Obama ha anticipato la linea che seguirà nel prossimo quadriennio. Ma il presidente evita ogni fuga in avanti. Chiede un cambiamento imposto dai tempi, ma lo fa trovando i fondamenti della sua politica nei capisaldi della Costituzione americana, quella Carta che dice, osserva Obama, "siamo tutti uguali, a prescindere dal colore della pelle, dalle differenze della nostra fede o dei nostri nomi". Cita Lincoln, e il famoso passaggio dello storico discorso di Gettysburg, quando il presidente che abolì la schiavitù difese un governo "del popolo, che viene dal popolo e agisce per il popolo".          

L'intercalare del suo discorso è il celebre 'We The People'. Il messaggio chiaro è quello a favore dell'unità di un Paese capace di andare avanti lungo la linea segnata dai padri
fondatori. Ma avverte: "Il nostro viaggio non sarà finito fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come gli altri davanti alla legge, fino a quando non
troveremo un modo più intelligente per aiutare gli immigrati che ancora vedono nell'America una terra di opportunità, fino a che i nostri bambini, dalle strade di Detroit ai tranquilli viali di Newtown, non sapranno che abbiamo cura di loro e che sono al sicuro da ogni pericolo". Quasi una parafrasi del celebre 'I have a dream speech' pronunciato non lontano da qui, sui gradini del Lincoln Memorial, da Martin Luther King, il lontano 28 agosto del 1963. E di cui proprio oggi tutta l'America festeggia la memoria.  

Con le sue parole, Obama riprende i temi della sua campagna elettorale, vittoriosa grazie al massiccio appoggio dei neri, dei latinos, delle donne e dei gay. La composizione delle nuove camere, mai così 'rosa', in cui siedono diversi parlamentari apertamente omosessuali ha già rispecchiato questa svolta.

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