Il Tribunale rischia di perdere 11 giudici: fronte comune di avvocati e magistrati

Malumori dopo le ipotesi di tagli previsti dal disegno di legge. Dall’Acqua: «Così si manda al tappeto il sistema»

CALTANISSETTA. Fronte comune di magistrati e avvocati contro il disegno di legge, attualmente al vaglio dell’apposita commissione istituita alla Camera dei deputati, che prevede la revisione delle piante organiche dei tribunali. Affollata assemblea ieri al Palazzo di Giustizia per affrontare il nodo che “spoglierebbe” l’organico del tribunale, avamposto della lotta alla criminalità organizzata del centro Sicilia, di ben undici magistrati. “La giustizia con questo disegno di legge andrebbe ko”. Lo ha detto a chiare lettere il presidente del tribunale Claudio Dall’Acqua il quale ha sottolineato che sarà un anno di disservizi a causa degli undici magistrati che saranno trasferiti e che non ci sarà possibilità di sostituire prima del 2014. Il nostro sistema giudiziario, così come ha annunciato Giuseppe Iacona, presidente dell’ordine degli avvocati, in apertura di assemblea, rischia la paralisi e questa legge può essere preludio per la soppressione della Corte d’Appello. “Il non funzionamento della giustizia – ha sottolineato Salvatore Cardinale, presidente della Corte d’Appello – non è una cosa che riguarda solo magistrati e avvocati ma riguarda tutto il territorio. Personalmente sono contrario agli scioperi ma possiamo mandare avanti azioni incisive per sollecitare le forze politiche, parlamentari, e il nostro presidente della regione che da sempre si è fatto portatore di valori di legalità e giustizia”. Dure le parole del procuratore generale Roberto Scarpinato. “Qui non è solo un problema di risultati – ha dichiarato Scarpinato - ma anche di credibilità dello Stato e delle Istituzioni. In questi anni abbiamo alimentato una aspettativa nella società civile che non potrà essere soddisfatta. C’è qui un’esigenza di giustizia, una legalità che può emergere solo se diamo alla procura della repubblica gli strumenti necessari. Mi sento profondamente in imbarazzo quando mi reco nelle scuole per parlare della cultura della legalità e mi vengono tolti gli strumenti per metterli in pratica”.

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