Berlusconi solo contro tutti

Per la sesta volta in 19 anni è lui l’uomo da battere: non candidato alla vittoria, ma può far perdere la maggioranza al Senato a Bersani limitandone seriamente la libertà di movimento politico

Berlusconi è solo. Ancora una volta è solo contro tutti. O meglio, è alla testa di una coalizione piuttosto ampia, ma per la sesta volta in diciannove anni è l’uomo da battere. Perché pur non essendo ragionevolmente candidato alla vittoria, può far perdere la maggioranza al Senato a Pierluigi Bersani limitandone seriamente la libertà di movimento politico. Alle elezioni mancano ancora cinque settimane e può accadere di tutto. I sondaggi dell'istituto di fiducia del Pd (Swg) marcano una differenza di soli sei punti alla Camera tra il centrodestra e il centrosinistra, che scendono a quattro per l’istituto di fiducia del Cavaliere (Euromedia). Una rimonta resta comunque estremamente difficile, ma è possibile invece - allo stato - che il centrodestra possa conquistare per il Senato Lombardia, Veneto e Sicilia assicurandosi il potere d’interdizione. È abbastanza scontato che in questo caso Bersani chiederebbe la collaborazione di Mario Monti. Pur dicendosi sicuro di una vittoria completa (in campagna elettorale non sono ammissibili cedimenti psicologici di alcun genere), il segretario del Pd avverte saggiamente che se guadagnasse il 51 per cento dei voti si comporterebbe come se avesse il 49. Anche se sono passati secoli dal 1975, è esattamente quanto disse nell'autunno di quell'anno Enrico Berlinguer dopo il colpo di stato di Pinochet in Cile contro il governo socialista di Allende. E fu la base del compromesso storico che nacque l'anno successivo.
Oggi l’Italia ha un disperato bisogno di collaborazione istituzionale: se il centrodestra non s’intestardisse nel presidenzialismo, si potrebbe arrivare rapidamente a una nuova riforma costituzionale ed è ragionevole pensare che in ogni caso la presidenza di una delle due Camere vada all'opposizione. Bersani non vuole commettere l’errore di Prodi che nel 2006 rifiutò la collaborazione istituzionale di Berlusconi. Ma non può far trasparire un accordo pre elettorale con Monti, smentito peraltro anche ieri. Dalla sua apparizione a «Porta a porta» di lunedì scorso, il Professore ha messo Berlusconi nel mirino della propria artiglieria. Ma quando questo abbandono del terzismo è stato giudicato come la prova dell'inciucio con Bersani, Casini si è molto allarmato perché sa bene che - come è avvenuto puntualmente - gli uomini del centrodestra hanno avuto gioco facile nel dire: «vedete?, già si sono messi d’accordo, non fidatevi dei centristi, votate per noi o per Bersani». Il segretario del Pd deve stare molto attento a quel che avviene alla sua destra, ma anche alla sua sinistra. Bersani avrebbe un grande bisogno che i candidati di Ingroia non si presentassero al Senato nelle regioni in bilico. Ingroia smentisce ogni patto di desistenza (come quello che avvenne a suo tempo tra Prodi e Bertinotti) e guai ad ammetterlo. Tra un paio di giorni tutto sarà più chiaro, ma è noto che in politica non si regala nulla e qualche senatore dell'estrema sinistra eletto nelle liste del Pd farebbe molto rumore. Guai se il Cavaliere potesse additare una coalizione aperta da Fini a Ingroia con l'obiettivo prevalente di renderlo inoffensivo. Sarebbe per lui un formidabile ricostituente elettorale. fondi@gds.it

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