Senato, in Sicilia Pdl avanti e Pd in ripresa

Sulla base dei dati delle Regionali il centrodestra ha un vantaggio da gestire sulla coalizione di Bersani. I ritorni di Miccichè e Lombardo alla corte del Cavaliere potrebbero portare alla coalizione il 15% se Grande Sud e Mpa confermassero i risultati del 28 ottobre

PALERMO. Mentre alla Camera il vantaggio del Pd, favorito dal sistema di voto, è rassicurante per Bersani, la riaggregazione del centrodestra siciliano potrebbe consegnare a Berlusconi il premio di maggioranza al Senato: quei 14 seggi che sarebbero decisivi per impedire al centrosinistra di avere almeno 158 scranni a Palazzo Madama. I ritorni di Miccichè e Lombardo alla corte del Cavaliere potrebbero portare alla coalizione il 15% se Grande Sud e Mpa confermassero i risultati delle Regionali del 28 ottobre: 6 e 9,5%.
Condizionale d’obbligo perchè l’Mpa è dato da tutti i sondaggisti in calo dopo l’uscita di Giovanni Pistorio, Lino Leanza e Nicola D’Agostino. E perchè anche Grande Sud dovrebbe soffrire dell’addio di 4 parlamentari all’Ars e un ex deputato che da soli valgono almeno 27.176 voti sui 115 mila conquistati a ottobre: Michele Cimino (5.991 voti), Luisa Lantieri (3.485), Riccardo Savona (8.009), Edy Tamajo (5.107) e Titti Bufardeci (4.584).
Dalle Regionali il Pdl (forte ancora della componente che ha poi formato Fratelli d’Italia) è uscito con il minimo storico, 12,9%, mentre i principali partiti alleati La Destra e Pid-Cantiere popolare si sono attestati sul 5,6 e 5,8%. Sommando tutti questi valori il centrodestra arriverebbe nella corsa al Senato in Sicilia al 39,8%. A questi vanno aggiunti i partiti minori, con cui la coalizione arriva a un totale di circa dieci liste.
Su questi numeri si gioca la partita per il Senato. Ogni regione assegna un proprio premio di maggioranza: vincere in quelle più gradi sarà decisivo. In Sicilia si assegnano 25 seggi, 14 dei quali vanno alla coalizione vincente mentre gli altri 11 vanno divisi proporzionalmente fra tutti i partiti che superano a livello locale il 3% (se parte di una coalizione) o l’8% se corrono da soli. Calcoli alla mano, tutti gli analisti sostengono che se il Pd perdesse Lombardia, Sicilia e una tra Campania e Veneto, Bersani non avrebbe una maggioranza al Senato: è questo è il piano di Berlusconi, messo a punto nel disegno delle alleanze. Mentre alla Camera il premio di maggioranza si assegna su base nazionale e anche lo sbarramento va superato in tutta Italia e non regione per regione: da qui l’impossibilità di presentare molte liste, fatto che dà un vantaggio al centrosinistra. Il rischio è però quello di un sostanziale pareggio, come nel 2006: al centrosinistra la Camera, al centrodestra il Senato.
Sulla base dei dati delle Regionali, ultimo punto di riferimento reale, il centrodestra ha al Senato in Sicilia un vantaggio da gestire sulla coalizione di Bersani. Il 28 ottobre il Pd ha conquistato il 13,4%, Sel si è fermato al 3,1 e la Lista Crocetta (che si presenta anche questa volta) è arrivata al 6,1: il totale farebbe 22,6 ma a questo dato va aggiunto quello della lista di Tabacci, Centro democratico, da quasi tutti i sondaggisti data almeno al 4% e che aggregherà i fuoriusciti di Grande Sud e qualcuno dell’Mpa. La soglia del 30% sarebbe a quel punto alla portata. Ma in questo caso il Pd e gli alleati non parteciperebbero al premio di maggioranza e dovrebbero dividere gli 11 senatori rimasti con Grillini (14,8% alla Regionali), area Monti e area Ingroia. Il rischio, prevedono molti sondaggisti, è che il centrodestra conquisti qui 14 senatori e l’area Bersani 3 o poco più. Ma, va detto, proprio i sondaggi permettono di considerare un po’ più equilibrata la partita dando i principali partiti, Pd in primis, in forte crescita rispetto alle Regionali mentre Mpa, Grande Sud e Destra sono in forte calo e perderebbero tutti insieme oltre dieci punti. Il più recente sondaggio, realizzato da Ipsos per il Sole 24 Ore su un campione di 10.314 siciliani, assegna invece al Pd il 17,8% e a Sel il 4%. Il centrosinistra, a un mese e mezzo dal voto, sarebbe dunque ancora in partita anche per il premio di maggioranza in Sicilia.
E il centro? Qui le cifre sono ancora più sfumate (ma alte). Udc e Fli hanno conquistato alle Regionali il 4,3 e il 10,8%. Ora si uniscono al Senato alla Lista Monti e Ipsos quota la coalizione in Sicilia al 16,2% che garantirebbe almeno 2 senatori nell’Isola.
L’ultima variabile è l’area Ingroia. Tranne Idv, che si attestò sul 3,5%, le altre liste liste sono valutabili solo tramite i sondaggi e l’intera coalizione potrebbe arrivare nell’Isola intorno al 10% conquistando almeno 2 senatori. Ipsos vede in crescita anche i Grillini che dal 14,8 conquistato il 28 ottobre salirebbero fino al 19,8 che vale almeno tre senatori. Ma questa è solo la fotografia quando si è al nastro di partenza, l’arrivo è il 24 febbraio.

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