«Tu scuiddaisti...», quei modi di dire dei palermitani

Boom di successi su Facebook per la pagina “rigorosamente” in dialetto. I creatori sono due ragazzi, Domenico Castiglione e Umberto Orecchio. «Vorremmo provare ad aprire un blog di denuncia, qualcosa che faccia riflettere i palermitani», dicono

PALERMO. Sotto il Genio di piazza Rivoluzione s'è accesa la genialità di due giovani palermitani che stanno conquistando l'universo di Facebook. È nata in una notte, fra una birra e l'altra, nel cuore della movida cittadina “Tu scuiddaisti quannu”, la pagina che in meno di una settimana ha già racimolato oltre 24 mila “mi piace” sul social network più cliccato del mondo.
Una vera e propria enciclopedia della palermitanità, di vizi, di modi di dire, di abitudini degli abitanti del capoluogo siciliano. Un esempio? La frase che è l'insegna e un po' anche il manifesto di quest'idea, vero e proprio capolavoro di comunicazione virale. «Tu scuiddaisti quannu ti vivievi l'acqua ru puzzu... e ti parieva champagne!» ovvero, se ci fosse bisogno di traduzione, «Hai dimenticato quando bevevi l'acqua dal pozzo... e ti sembrava champagne!».
Un motto per i due brillanti creatori della pagina, Domenico «Sonny» Castiglione e Umberto Orecchio che oltre a far ridere, vogliono anche far riflettere i cosiddetti pirocchi arrinisciuti, quelli che magari hanno scalato un po' le classi sociali, ma che non riescono ad avere comportamenti consoni all'ascesa.
Domenico e Umberto, invece, sono due ragazzi come tanti altri. Cresciuti insieme alla Zisa, da anni condividono la passione per il calcio (tifosi del Palermo e un paio di tiri al pallone ogni settimana) e, ovviamente, per internet. Umberto, 32 anni, lavora come cassiere in un noto negozio di abbigliamento del centro. Ha meno tempo libero di Domenico, 25 anni, grafico in cerca di occupazione. Per ora si vedono ogni sera, quando Umberto finisce il suo turno alla cassa. Si mettono al pc e gestiscono la loro diavoleria.
La miccia è stata accesa il 5 gennaio, quando i due hanno deciso di aprire una pagina su Facebook, ma quello che è ormai un tormentone del web ha radici più lontane. «È un gioco che facevamo da tempo - racconta Domenico con gli occhi segnati dalle ore passate al computer - ci ha ispirato la gente, i comportamenti ambigui di molti». Su tutti, i «fighetti». Da questa corrente nascono frasi del tipo «Ah sì, hai la cintura Hermès... tu scuiddasti quannu contrattavi cu tunisino pi farici livari tri euro na cinta fasana», cioè «Ora che hai la cintura Hermès, hai dimenticato quando contrattavi col tunisino per lo sconto di tre euro nella cinta fasulla». Ma c’è anche spazio per i tifosi rosanero che per ora bersagliano il Palermo per i risultati non proprio esaltanti. «Abituatu c’ieri a Miccoli... tu scuiddaisti quannu i gol i facieva La Grotteria». Chiaro riferimento a un Palermo che arrancava tra serie B e serie C e che, oggi, nonostante tutto si trova nel massimo campionato.
Così alla vigilia dell’Epifania, il lancio sul social di Zuckerberg. E in poche ore l’esplosione. «L’indomani avevamo già oltre cinquemila “mi piace”, ci siamo quasi spaventati, ma poi abbiamo cominciato a divertirci e a continuare ad alimentare la pagina». Dopo i primi aforismi lanciati dal duo, adesso la timeline è piena di spunti che arrivano dai commenti e dai messaggi inviati dai 24 mila e rotti fan. Domenico, forte della sua esperienza, mette le parole in dei banner colorati e firma in calce i vari aggiornamenti. Una volta on line, i post vengono condivisi da centinaia di utenti. Si spiega anche così la diffusione del fenomeno.
Ma non c'è solo goliardia dietro “Tu scuiddaisti quannu”. Il sogno va oltre il boom su Facebook. «Sfruttando l'onda lunga del successo, vorremmo provare ad aprire un blog di denuncia, qualcosa che attraverso l'ironia induca i palermitani a pensare». Intanto però ci sono un bel po' di soddisfazioni. «Ci siamo accorti che la gente - continua Domenico - ha bisogno di ridere, in tanti ci hanno scritto perché abbiamo regalato loro un sorriso nella loro giornata. E poi la cosa più bella sono quei siciliani che ci hanno inviato messaggi dal Messico e dal Giappone per dirci che avevamo fatto respirare loro l'aria della nostra terra».
E in tutto questo ci sono anche le critiche. «C'è chi ci ha accusato di avere scopi commerciali, ma al momento - giurano i due - non abbiamo questa intenzione. Anzi se proprio dovessero arrivare dei soldi dalla nostra creatura ci piacerebbe destinare in beneficenza l'intero ricavato». E poi c'è anche chi critica il loro modo di scrivere. Per rispondere con una battuta pubblicata da Domenico e Umberto si potrebbe dire «tu scuiddaisti quannu u Zanichelli ti parieva libro ri cucina?».

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