Nissa e Gela, il calcio va in crisi

CALTANISSETTA. Non sarà un anno da ricordare negli annali del calcio quello che si sta per concludere. Anzi, senza paure di essere smentiti si può ammettere che è forse uno dei peggiori per il calcio nisseno. Dopo la scomparsa del Gela calcio dai professionisti toccava alla Nissa mantenere l’elite del dilettantismo in serie D ma i segnali di sofferenza già mandati la scorsa stagione non sono stati raccolti dall’ambiente e l’anno in corso rischia di trasformarsi in un vero e proprio incubo. La crisi della società biancoscudata sembra irreversibile. Le speranze erano state poste su Santo Prospero, l’imprenditore piemontese di origini nissene che però ha già concluso la sua esperienza alla Nissa. I dirigenti rimasti hanno dovuto consegnare tutto nelle mani del sindaco Campisi, ma trovare soluzioni con un organico ridotto al minimo appare realisticamente complicato.
E se alla Nissa piangono, non sorridono di certo a Gela, dove si puntava molto sul ripescaggio in Eccellenza. Doveva essere una occasione per ripartire ed invece una serie di scelte non rivelatisi azzeccate hanno configurato una stagione sin qui avara di soddisfazioni. Ultimo posto in classifica ed una sola vittoria. Per mantenere la categoria serve un piccolo miracolo sportivo. Qui quantomeno la società è solida ed ha assicurato a tutti i rimborsi spesa. Va meglio all’Atletico Campofranco, secondo in classifica nel girone A di Eccellenza alle spalle della corazzata Akragas. Punta alla salvezza invece la Sancaltadese, che può farcela. Infine un paradosso del calcio. In Seconda categoria, per la stracittadina tra Macchitella e Gela calcio, c’erano quasi mille spettatori. Il significato è preciso: il blasone va oltre la categoria di appartenenza. FA.P. 
 

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