Stragi di mafia, chiesto giudizio immediato per il pescatore

Cosimo D'Amato è in carcere dal 12 novembre con l'accusa di aver fornito l'esplosivo per gli attentati mafiosi compiuti fra il 1992 e il 1994 a Firenze, Roma e Milano

FIRENZE. La procura di Firenze ha firmato la richiesta di giudizio immediato per Cosimo D'Amato, il pescatore siciliano in carcere dal 12 novembre con l'accusa di aver fornito l'esplosivo per gli attentati mafiosi compiuti fra il 1992 e il 1994 a Firenze, Roma e Milano.    Spetta ora al gip decidere se accogliere la richiesta dei pm; in quel caso si andrebbe al processo 'saltandò l'udienza preliminare. La difesa può comunque sempre chiedere il patteggiamento o il rito abbreviato.   


In base a quanto ricostruito nell'inchiesta - coordinata dal procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi e condotta dalla Dia di Firenze -, D'Amato, cugino di Cosimo Lo Nigro, recuperava l'esplosivo dagli ordigni finiti in mare nella Seconda guerra mondiale. Per farlo avrebbe utilizzato l'imbarcazione con cui svolgeva il lavoro di pescatore. Secondo la difesa, sostenuta dall'avvocato Corrado Sinatra, D'Amato non sarebbe stato a conoscenza della finalità del tritolo. Per questo non sussisterebbe l'aggravante dell'aver voluto favorire la mafia. D'Amato è accusato di strage, devastazione, detenzione di esplosivo, per aver concorso agli attentati, tra gli altri, con i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Filippo e Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro.

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