Ardizzone: «Tanti comuni vicini al crac un macigno sulla regione»

Le amministrazioni locali vanno verso il default. Ed è questa la preoccupazione più grande del presidente dell’Ars

PALERMO. Ci sono i precari da stabilizzare e i tagli ai costi della politica da portare a termine ma la vera emergenza del 2013, in Sicilia, riguarderà gli enti locali. I Comuni vanno verso il default. Ed è questa la preoccupazione più grande del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, perchè «se gli enti locali falliscono, si portano dietro la Regione».



IL GOVERNO STA PER INVIARVI LA LEGGE SUI PRECARI, CHE PREVEDE OLTRE ALLE PROROGHE LE PRIME MOSSE PER SPOSTARE QUESTO PERSONALE VERSO I PRIVATI. CONDIVIDE IL PIANO?

«Dobbiamo guardare al problema sotto due profili. Mi auguro che per questa legge ci sia la copertura finanziaria. Ho sentito l’assessore all’Economia, Luca Bianchi, e mi ha confermato la complessità del problema. Lo Stato inserisce le proroghe dei suoi precari in un percorso di stabilizzazione che in Sicilia non c’è. Mi auguro che il governo trovi la soluzione ideale per la stabilizzazione definitiva e per evitare rischi di impugnative».

LA REGIONE HA LE CASSE VUOTE. LA CRISI ECONOMICA QUI È PIÙ GRAVE CHE ALTROVE E VOI STATE PER AFFRONTARE TEMI DELICATISSIMI. NON TEME DI ESSERE COSTRETTO A PRENDERE DECISIONI IMPOPOLARI, SE NON DRAMMATICHE?

«Sono consapevole della gravità della situazione sociale. Per questo alle emergenze servono risposte immediate. Basta con soluzioni tampone e pannicelli caldi o bizantinismi legislativi. E non mi riferisco solo ai problemi dei precari».

INDIVIDUA PROBLEMI PIÙ GRAVI?

«Sono molto preoccupato per la situazione degli enti locali. Se vanno in default, a cascata crolla anche la Regione. Bisogna regolarizzare i trasferimenti, dare certezza dei finanziamenti. Coprire i debiti degli Ato rifiuti. Stato e Regione a loro volta non devono scaricare sui Comuni i loro problemi finanziari. Se non daremo ai sindaci sostegno e trasferimenti, non potranno erogare i servizi minimi essenziali. Siamo sinceri, il rischio dissesto c’è. E non si ferma solo ai Comuni».

EPPURE L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO SLITTERÀ AL 2013. E INCOMBE UNA TORNATA ELETTORALE CHE SI ANNUNCIA ASPRA E CHE METTERÀ PD E UDC - LE DUE ANIME DELLA COALIZIONE DI GOVERNO - L’UNO CONTRO L’ALTRO. COME FINIRÀ?

«Mi auguro che si possa approvare il bilancio prima possibile. Mi rendo conto che ci sono le elezioni di mezzo ma l’esercizio provvisorio deve avere durata limitata. Da parte mia posso garantire che durante la campagna elettorale l’Ars non si fermerà. Spero nella collaborazione del governo, affinchè sui testi di bilancio e Finanziaria arrivino relazioni tecniche puntuali e copertura finanziaria certa».

SI PREVEDE UN BILANCIO DI TAGLI. LEI COSA SALVEREBBE?

«Intanto spero siano tagli non lineari, generalizzati. Io non taglierei la spesa per la cultura nè quella per sostenere il turismo e ridurrei invece i fondi alla Formazione professionale. So che quest’anno i corsi sono finanziati con i contributi europei, ma non è un bel biglietto da visita per la Sicilia a Bruxelles. Bisogna poi sostenere la famiglia, l’assistenza sociale magari rilanciando la legge 328 e bisogna sbloccare i fondi comunitari che rimangono nei cassetti per carenza progettuale».

E LA TABELLA H? CROCETTA HA ANNUNCIATO DI VOLER AZZERARE IL LUNGO ELENCO DI ENTI CHE RICEVONO CONTRIBUTI A PIOGGIA PER 60 MILIONI ALL’ANNO.

«Ce la portiamo dietro dal ’96. È stato l’escamotage per concedere fondi a enti che con le esigenze pubbliche hanno poco a che fare. Ma non si può neppure tagliare i fondi ai ciechi, ai sordomuti e a tutte quelle strutture che sono fondamentali per l’assistenza a chi ha bisogno».

LEI HA ANNUNCIATO TAGLI IMPORTANTI AI COSTI DELLA POLITICA? DA COSA COMINCERÀ, E QUANTO TEMPO CI VORRÀ?

«Per quanto riguarda i politici recepiremo nelle prossime settimane la norma nazionale che impone di ridurre gli stipendi dei deputati semplici a 6 mila euro netti (oggi valgono 11.780 ndr) e quelli dei presidenti dell’Ars e della Regione a 8.500 (oggi valgono 13.500). Sono cifre omnicomprensive, non ci saranno più gettoni extra. Ridurremo anche i trasferimenti ai gruppi parlamentari: oggi i partiti ricevono 3.300 euro al mese per ogni deputato eletto, noi scenderemo a 5 mila euro all’anno per ogni parlamentare. Ma vorrei anche dire che l’Ars ha un bilancio da 162 milioni, di questi ben 40 vengono utilizzati per pagare le pensioni agli ex funzionari. Nelle altre Regioni queste spese sono sostenute dallo Stato. Visto così, il nostro non è il Parlamento più caro d’Italia».

CROCETTA SOSTIENE CHE I FUNZIONARI DELL’ARS GUADAGNANO PIÙ DI UN ASSESSORE. INTERVERRÀ?

«Sto già riducendo l’indennità di funzione per tutti i funzionari che la prendono. I dirigenti perderanno mediamente 1.700/1.800 euro al mese. E ridurrò anche il loro numero, sto aggregando alcune postazioni dirigenziali. Abolirò la figura del segretario generale aggiunto, mi sembra ridondante. Ho già convocato funzionari e dirigenti per chiarire cosa faremo, so che c’è la loro disponibilità a ricontrattare alcune cose. Sto esaminando i contratti, per vedere dove si può intervenire già da gennaio. E per quanto riguarda i dipendenti stabilizzati nei gruppi, l’Ars risponderà solo per la quota di contributo che eroga, se hanno contratti che costano molto di più è un problema dei partiti».

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