Aspettativa di Ingroia, arriva il sì del Csm

I voti a favore sono stati 21. Astenuti il vicepresidente Michele Vietti, il laico del centrodestra Filiberto Palumbo e il togato Riccardo Fuzio (Unicost). Non hanno partecipato al voto i laici Nicolò Zanon (centrodestra) ed Ettore Albertone (Lega)

ROMA. Dopo l'ok lampo, ieri da parte della Quarte Commissione, a stretto giro è arrivato anche il via libera del plenum del Csm all'aspettativa per motivi elettorali chiesta dall'ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, ora in Guatemala per un incarico all'Onu. «Un atto dovuto», ha commentato Michele Vietti, il vicepresidente di Palazzo dei Marescialli. Cosa che tra l'altro l'assemblea ha voluto mettere nero su bianco, sottolineando su proposta del presidente della Cassazione Ernesto Lupo, come il collocamento in aspettativa per motivi elettorali si «impone» visto il testo unico delle leggi elettorali del 1957. L'aspettativa partirà sabato 22, così che quando venerdì Ingroia arriverà a Roma per presentare il manifesto 'Io ci stò sarà ancora magistrato fuori ruolo.  Il pm antimafia ha monopolizzato il plenum: quasi due ore della riunione del pomeriggio del Consiglio sono state dedicate alla trattazione alle sue due pratiche: oltre a quella per l'aspettativa, l'altra il cui esito, pur con un voto contrastato (nove favorevoli, sette contrari e nove astenuti), è stato il non inserimento nel fascicolo personale (un eventuale stigma per la carriera) della «bacchettata» ricevuta a febbraio per il suo intervento al congresso dei Comunisti Italiani. Tanto che Vietti è intervenuto ricordando che «l'argomento è già stato ampiamente sviscerato e discusso. Non credo che il dottor Ingroia abbia bisogno del nostro contributo ai fini della sua visibilità». Quanto alle polemiche legate alla possibilità di una candidatura di Ingroia, Vietti è stato chiaro: «Tutti si lamentano della discesa in campo politico dei magistrati, il rimedio mi sembra semplice: i partiti non li candidino e li lascino a fare il loro mestiere». Caustico l'ex presidente della Consulta Annibale Marini, membro laico per il centro destra: «Chi ci deve ringraziare per il dibattito di oggi e il dottor Ingroia. Perchè avrà risparmiato parecchi soldi in campagna elettorale». Duro il laico del Pdl Nicolò Zanon, che ha polemizzato sul fatto che «la politica non ha saputo trovare un passaggio equilibrato tra due funzioni così delicate come la magistratura e la politica. Il passaggio immediato non impedisce il sospetto che la funzione giudicante sia stata utilizzata ai fini elettorali». Ironico, invece, l'altro membro eletto dal parlamento in quota Pdl Bartolomeo Romano: «È da tempo che seguiamo con il fiato sospeso questa appassionante telenovela. Sono felice che un percorso umano sia giunto alla conclusione. Seguo la vicenda con interesse e rispetto perchè il mondo politico sarà arricchito da un'ulteriore presenza». Il togato di Magistratura indipendente Antonello Racanelli ha sottolineato come Ingroia con la richiesta di aspettativa per motivi elettorali eserciti «un diritto costituzionalmente garantito». Stessa tesi di Glauco Giostra, laico del centrosinistra, che però anche posto l'accento sul fatto che «il parlamento è in ritardo nell'introdurre filtri in entrata e soprattutto in uscita dalla politica, perchè ho forti dubbi su queste migrazioni». «Non apprezzo particolarmente la sovraesposizione mediatica del magistrato», ha aggiunto Giostra, «e critico che abbia detto che la sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione fosse una sentenza politica». Schierato in difesa della libertà di intervenire nella vita pubblica, Francesco Vigorito, togato di Area: «Quello che colpisce è l'idea che la partecipazione del magistrato alla vita politica sia un'eccezione di figure ammalate di protagonismo e violazioni professionali. Mi pare che sia sbagliato. La partecipazione del magistrato ad attività politica è un fatto naturale. E non necessita di alcuna giustificazione l'affermazione che un magistrato è partigiano della Costituzione».

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