Lotta ai patrimoni dei boss

Negli ultimi anni sono stati posti i sigilli a proprietà legate ad esponenti mafiosi per un valore di quasi 400 milioni di euro

CALTANISSETTA. Sta per finire l'anno e per la Dia è tempo di bilanci. La lotta ai patrimoni illecitamente accumulati ha portato a risultati importanti, fra sequestri e confische (qualcuna definitiva come nel caso dell'imprenditore gelese Marcello Sultano) ma la Dia guidata dal capo centro Gaetano Scillia non si ferma più a questo. Adesso ha funzioni di traino essendo stata individuata come forza di polizia che si occupa del monitoraggio dei pubblici appalti attività svolta in sintonia con due prefetture (la nostra e quella di Enna) e controlli sistematici e penetranti grazie ad una banca dati su scala nazionale.

Un salto di qualità, evidenziato dal colonnello Scillia presentando i dati su un anno di attività, ma anche di quelli pregressi, che ha visto i suoi uomini impegnati in delicatissime investigazioni giudiziarie sfociate nelle quattro ordinanze di custodia cautelare per la strage di via D'Amelio. Un'attività che spazia con accessi e cave di due province con il controllo di persone, mezzi e ditte. In soldoni nell'ultimo triennio la Dia ha sottoposto a sequestro beni (mobili, immobili, conti correnti, esercizi commerciali) per trentuno milioni di euro. Dal 2005 ad oggi l'ammontare complessivo sfiora i 363 milioni.

«Abbiamo operato su deleghe della Dda - ha spiegato il numero uno della Dia nissena - dalla quale è arrivato l'input ad esercitare particolare attenzione verso aree del distretto giudiziario nisseno ad alta presenza mafiosa. Mi riferisco al Vallone, all'area gelese, a Riesi e al capoluogo. I risultati conseguiti sono di tutto rilievi e mi ritengo ampiamente soddisfatto. Sono frutto dell'impegno straordinario dei miei uomini a cui va il mio grazie e quello dell'autorità giudiziaria. La nostra - ha aggiunto - è un'attività raggio e non si ferma al sequestro, ma ad accertamenti tributari penetranti fino alla confisca».

Nel solo 2012 la Dia ha ottenuto la confisca dei beni (primo grado) di Salvatore Martorana ottantaseienne originario di Casteldaccia ma operante nelle zone del ragusano condannato definitivamente a sei anni per associazione mafiosa perchè ritenuto implicato nella vicenda dei "pizzini" di Bernardo Provenzano. E poi il sequestro dei beni per il gelese Giuseppe Trubia, la confisca definitiva di quelli dell'imprenditore gelese Mracello Sultano, i sequestri per Francesco Annaloro di Riesi, Leonardo Lombardo di Marianopoli, Antonio Grizzanti di Sutera e da ultimo quelli di Angelo Losardo di Bompensiere, tutti personaggi legati ad organizzazioni mafiose. Ed è recentissima anche la confisca di secondo grado per l'imprenditore nisseno Pietro Di Vincenzo, ex presidente regionale dell'Ance.

Ma il sequestro più importante è quello scattato ai danni dell'imprenditore catanese Giovanni Puma per beni superiori a venti milioni. Alla presentazione dei risultati sono intervenuti i tenenti colonnelli Emanuele Licari e Francesco Papa. «I valori dei beni sequestrati - ha detto Licari - non sono eclatanti ma significativi se si pensa che ci muoviamo in un territorio non ricco».

Il tenente colonnello Papa dal canto suo parlando dell'attività avviato nel settore degli appalti pubblici (fra questi anche quello per la diga Ancipa) ha rilevato come una ditta impegnata nella realizzazione della strada nord-sud, ovvero la Santo Stefano Camastra-Gela sia stata estromessa perchè in odor di mafia. «Il nostro impegno - ha detto Papa - è costante e mira a verificare che non ci siano infiltrazioni mafiose nel mondo gravitante i lavori pubblici».

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