I netturbini fanno ritorno al lavoro

Ieri pomeriggio i lavoratori hanno deciso di revocare lo sciopero che per due giorni ha paralizzato l’attività

CALTANISSETTA. I netturbini di Caltambiente riprendono le ramazze e tornano al lavoro. Sciopero concluso dopo la decisione del sindaco Michele Campisi di erogare una ulteriore anticipazione di 63 mila euro all’Ato, a titolo di acconto, rispetto al contributo annuale che il comune versa all’Ato annualmente e che si aggira attorno ai due milioni di euro. Già qualche giorno addietro sempre da parte del Comune erano transitate nella casse dell’Ato 390 mila euro, sempre a titolo di anticipazione, che però non sono bastati per pagare le spettanze dei lavoratori. Con la nuova integrazione di 63 mila euro, in aggiunta a quelli precedentemente versata dal comune, si arriva alla somma di poco più di quattrocento cinquanta mila euro che serviranno per saldare l’intero stipendio del mese di ottobre, il pagamento della tredicesima mensilità ed un congruo acconto relativamente al mese di novembre. I netturbini torneranno a battere cassa nella prima quindicina del mese di gennaio, quando scadrà il termine per il pagamento del saldo del mese di novembre ed il pagamento del mese di dicembre. Con gli stessi quattrini versati dal comune, inoltre, potrebbero essere pagati anche i fornitori di carburante per gli automezzi. Dopo la notizia del nuovo versamento da parte del comune, al termine di una assemblea indetta dal sindacato dei lavoratori, i netturbini hanno deciso di sospendere l’azione di protesta e ritornare al lavoro a partire dal primo pomeriggio di ieri. Dalle ore 14,00 è ripresa la raccolta dei rifiuti che è proseguita fino a tarda sera, con l’obiettivo di ripulire le strade e svuotare i cassonetti entro la mezzanotte.Si avanti, comunque, a singhiozzo con i netturbini quasi sempre pronti ad alzare la bandiera della protesta per rivendicare le spettanze maturate che arrivano nelle loro tasche quasi sempre con notevole ritardo rispetto alla prevista scadenza che è quella della prima quindicina del mese successivo a quello in cui hanno lavorato. L’incertezza nei pagamenti nasce, come è noto, dalla precaria situazione finanziaria in cui versa l’Ato Ambiente dopo la decisione assunta qualche mese addietro dalla ditta Catanzaro Costruzioni, titolare della discarica di Siciliana che a seguito di un decreto ingiuntivo ha chiesto il pignoramento dei quattrini che aveva incassato l’Ato Ambiente con il pagamento dei ruoli della Tarsu da parte dei cittadini. Un pignoramento di oltre un milione di euro che ha praticamente prosciugato le casse della Società di Ambito. Contro questa azione giudiziaria, da parte della ditta Catanzaro, si è opposto l’Ato ritenendo che tali somme non potevano essere pignorate. Ma la decisione finale spetta al giudice che si è riservato di decidere; e fino ad allora i quattrini non potranno rientrare nella disponibilità dell’Ato, sempre che la decisione del magistrato sia quella voluta dall’Ato Ambiente. Diversamente il rischio concreto sarà quello di rivedere il solito film del mancato pagamento delle prossime mensilità e dei netturbini che proclamano lo sciopero.

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