Travolto e ucciso da un tubo, tre indagati a Gela

L’inchiesta della procura sulla morte di Francesco Romano, operaio del Petrolchimico. Si attendono gli esiti dell’autopsia

GELA. La procura di Gela ha iscritto tre persone nel registro degli indagati perché coinvolte, a vario titolo, nell'incidente mortale sul lavoro, avvenuto mercoledì scorso al petrolchimico dell'Eni, nel quale perse la vita Francesco Romano, un operaio dell'indotto di 32 anni. Si tratta dei "responsabili delle aziende interessante ai lavori" che il giovane metalmeccanico, dipendente dell'impresa Cosmi Sud, stava eseguendo quando è rimasto schiacciato sotto uno dei pesanti tubi da 36 pollici che con altri colleghi stava spostando, all'interno dell'area di cantiere alla radice del pontile del porto-isola, per prepararli al montaggio di una nuova linea destinata al trasferimento del greggio dalle navi in arrivo al parco serbatoi.
Le indagini del procuratore Lucia Lotti coinvolgono la committente, cioé la Raffineria di Gela Spa (azienda dell'Eni), la ditta esecutrice, ovvero la Cosmi Sud srl e la società di controllo per la sicurezza nei cantieri, la Sgs Sertec di Livorno, appositamente incaricata per quei lavori. Nelle ore successive all'incidente sono stati interrogati tecnici ed operai che si trovavano nel cantiere, posto subito sotto sequestro. Dalle prime indagini svolte da carabinieri e guardia costiera, si ipotizza che Romano, come riferisce una nota della Procura della Repubblica, sarebbe stato "investito dal tubo di metallo con altri accatastato a piramide, senza adeguati puntellamenti di sicurezza". Si attendono ora gli esiti dell' autopsia che dovrebbe essere eseguita oggi pomeriggio.

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