Precari, ecco il piano per salvarli: forse una proroga di sette mesi

Ecco il piano per evitare il licenziamento a fine anno dei 18 mila Lsu di Comuni e Province. È emerso ieri al tavolo presso il ministero dell’Economia, dove Rosario Crocetta si è presentato con i tecnici più esperti della Regione

PALERMO. A Roma si lavora per una proroga di almeno sette mesi, a Palermo è in cantiere una mossa che potrebbe trasferire gran parte dei precari degli enti locali verso le imprese. Ecco il piano per evitare il licenziamento a fine anno dei 18 mila Lsu di Comuni e Province. È emerso ieri al tavolo presso il ministero dell’Economia, dove Rosario Crocetta si è presentato con i tecnici più esperti della Regione.

Il piano si svilupperebbe in due mosse. La prima passa da un emendamento alla legge di Stabilità che il governo nazionale presenterà la prossima settimana: prevede appunto la proroga per tutti i precari italiani - circa 250 mila - almeno fino al 31 luglio. L’annuncio di questa manovra lo ha dato il commissario straordinario dell’Aran, Antonio Naddeo. La proroga, hanno chiarito in seguito fonti del ministero della Pubblica amministrazione, varrebbe solo per i contratti in scadenza (ancora da quantificare in Sicilia) e verrebbe agganciata «a esigenze specifiche e motivate». La norma allo studio dovrebbe anche prevedere una forma di riconoscimento dell’anzianità dei precari, che avrà valore nei concorsi pubblici futuri.

Preso atto di questa novità, Crocetta e i tecnici del ministero dell’Economia hanno deciso di aggiornare il loro incontro alla prossima settimana. Il governo regionale ha quindi un margine di tempo per studiare una propria norma - da approvare all’Ars in occasione della Finanziaria - che tenderà alla fuoriuscita dal precariato. Il tenore della misura lo ha spiegato lo stesso Crocetta: «Stiamo pensando di trasformare i fondi che ogni anno spendiamo per mantenere i precari - 300 milioni - in incentivi all’occupazione da destinare alle imprese. In questo modo favoriremo la creazione di lavoro, alleggeriremo le pubbliche amministrazioni e chiuderemo la pagina del precariato».

Crocetta ha già dato mandato ai dirigenti dell’assessorato all’Economia di scrivere questa norma. E soprattutto di verificarne la percorribilità giuridica. Intanto però il presidente registra il consenso di Confindustria: per il presidente Antonello Montante «è un progetto interessante. La Regione spenderebbe comunque di meno, noi formeremmo il personale che ci serve». Anche Montante si riserva di valutare «se sia una norma giuridicamente attuabile». Tuttavia sul principio non ha dubbi: «Può funzionare. Se si dà un incentivo alle imprese, può nascere l’interesse a selezionare qualche migliaio di lavoratori».
In altri ambienti di Confindustria si sottolinea però che «bisogna valutare l’interesse dei lavoratori a spostarsi dalla pubblica amministrazione al settore privato, dove ritmi di lavoro e garanzie sono differenti» e si segnala anche che «bisogna valutare anche se il mercato, in questa fase di crisi, può reggere un aumento del personale nel settore privato». Ma il giudizio degli industriali è comunque positivo.

Cauto invece il giudizio dei sindacati. Per Maurizio Bernava, leader della Cisl «sul piano teorico è un’idea che può funzionare e probabilmente negli Anni Novanta sarebbe anche stata un successo. Ma ora questa proposta va valutata calandola in una realtà molto particolare. I precari interessati sono fra 18 mila e 20 mila, molti sono nei Comuni da oltre 20 anni, e mi chiedo quanti sarebbero davvero disponibili a spostarsi verso le aziende. Mi chiedo anche in quale piano industriale, sia del pubblico che del privato, questa operazione rientrerebbe». Esprime qualche riserva anche la Uil di Claudio Barone: «Intanto registriamo con favore le prime mosse per salvare i posti di lavoro. Sulla proposta di Crocetta immaginiamo possano nascere difficoltà giuridiche e organizzative. Si potrebbe provare iniziando gradualmente a trasferire personale e valutare i reali livelli di possibile assorbimento da parte delle aziende»

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