Rifiuti, privati pronti a fermare la raccolta

Hanno chiesto 11 milioni e 798 mila euro entro il prossimo 3 dicembre, altrimenti rescinderanno unilateralmente il contratto con l’Ato e lasceranno Agrigento e gli altri 18 Comuni in preda all’emergenza per la raccolta dell'immondizia

PALERMO. Chiedono 11 milioni e 798 mila euro entro il prossimo 3 dicembre, altrimenti rescinderanno unilateralmente il contratto con l’Ato e lasceranno Agrigento e altri 18 Comuni in preda all’emergenza rifiuti. Le cinque imprese che curano raccolta e smaltimento per l’Ato Gesa 2 sono passate dalla protesta alle vie legali: con una lettera di diffida hanno chiesto non solo il pagamento dei crediti ma - nel caso si arrivasse all’interruzione del servizio - anche «il risarcimento danni, più gli interessi, per l’aggravio dei costi bancari e la perdita di altre chance».

È esplosa l’emergenza rifiuti. Perchè una posizione analoga sta per essere presa, segnala Confindustria, da un’altra ventina di aziende in tutta la Sicilia, a cominciare dal Messinese per proseguire nel Nisseno e nel Trapanese. E la Regione - replicano dall’ufficio del Commissario per l’emergenza rifiuti - non ha un soldo per intervenire.
La lettera inviata all’Ato di Agrigento dalle imprese del consorzio guidato dalla Iseda è la prima e nasce da un credito che l’intero settore imprenditoriale che si muove nell’ambito dei rifiuti stima in un miliardo. Tutto nasce dal fatto che i Comuni non riscuotono la Tarsu, dunque non finanziano gli Ato che a loro volta non pagano le aziende che gestiscono gli appalti di raccolta e smaltimento. Ora queste aziende minacciano più di una serrata: intendono rompere i contratti e bloccare il servizio andando a caccia dei crediti per vie legali. Una rottura delle trattative che pure il governo Crocetta aveva provato a riaprire varando un primo provvedimento in cui imponeva ai Comuni di quantificare i debiti e chiedere prestiti per pagare le aziende.

Non a caso Confindustria, per bocca del vice presidente Giuseppe Catanzaro, sottolinea che «il problema non è creato dalla Regione ma dai Comuni». Gli imprenditori invocano l’attuazione di una norma della riforma del 2010 che prevede lo scioglimento dei Comuni che reiteratamente non pagano le aziende del settore.
Anche per questo motivo le cinque imprese agrigentine che per prime stanno sciogliendo i contratti scrivono nella lettera di diffida che «l’Ato si è reso gravemente inadempiente rispetto alle obbligazioni assunte non pagando i corrispettivi maturati da marzo ad agosto, che valgono 11.798.033 euro». Da qui nascerebbe il presupposto per lo scioglimento del contratto «a norma dell’articolo 1.454 del condice civile».

Il commissario liquidatore dell’Ato, Teresa Restivo, ha convocato per domani i sindaci per provare a scucire almeno in parte le somme necessarie a evitare che si blocchi il servizio. Cgil, Cisl e Uil hanno invece già fatto appello al prefetto perchè impedisca alle aziende di fermarsi.
Che il problema non sia solo agrigentino lo dimostra la protesta che sta per partire anche nel Messinese dove le 4 aimprese che lavorano per l’Ato 1 e l’azienda che cura il servizio per l’Ato 2 attendono complessivamente 22 milioni e mezzo: «I nostri contratti scadono a fine anno - precisa Luca Fiasconaro della Fasteco - dunque scioglierli adesso sarebbe solo un’anticipazione di un fatto automatico. Ma resta il fatto che siamo in ginocchio, che non possiamo pagare i lavoratori e che per questo da ieri è scattata pure la protesta dei sindacati». Come dire, se non si fermano gli imprenditori sono pronti a fermarsi gli operai rimasti senza stipendio.

Ma la fotografia di amministrazioni che di fronte alla crisi in arrivo hanno le armi spuntate la scattano proprio i commissari per l’emergenza, struttura di Palazzo d’Orleans: «Noi potremmo intervenire con misure emergenziali, come fatto in passato, ma in cassa ora non abbiamo più un euro. Dunque questa volta c’è poco da fare» spiega il commissario Maurizio Norrito. E il collega Domenico Michelon rivela che «nell’ordinanza del governo nazionale che dà il via alla gestione commissariale dell’emergenza rifiuti erano previsti finanziamenti statali per 200 milioni. Ma non sono mai realmente arrivati. E così li abbiamo anticipati noi ai Comuni che poi non ce li hanno mai restituti, al punto che ora stiamo chiedendone la restituzione per vie legali».
Ma i sindaci sono a loro volta terrorizzati dal rischio che questa diventi la scintilla di uno scontro sociale: «L’unica soluzione che ci resta se le imprese sciolgono i contratti - commenta Lillo Firetto, sindaco di Porto Empedocle - è emettere un’ordinanza che imponga, per fronteggiare l’emergenza, ad altre aziende di fare la raccolta. Ma creeremmo così uno scontro fra imprese e fra netturbini di imprese di diverse. Davvero una situazione ingestibile».

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