Il cavallo per la riabilitazione Sedute gratis per dieci disabili

Ippoterapia sempre più diffusa in Sicilia. A Terrasini un progetto in collaborazione tra il Comune e un’associazione: attività in un terreno confiscato

PALERMO. Il cavallo un ottimo terapeuta per il trattamento di diverse forme di disabilità: un vero e proprio amico e partner per i soggetti con difficoltà neuromotorie, una guida affidabile verso il loro processo di riabilitazione ed integrazione sociale. A Terrasini nasce anche un progetto fra il Comune e una Onlus per la rieducazione e il trattamento, non terapeutico, dei disabili.
Il cavallo dunque non è più solo il simbolo del tradizionale animale da tiro o da traino, ma il compagno fedele di un percorso rieducativo e riabilitativo che aiuta, sia dal punto di vista psico-cognitivo, motorio e, non ultimo, emozionale, a limitare e correggere i deficit di alcune forme di disabilità, congenite o acquisite. Fondamentale in quella che si chiama riabilitazione equestre è il rapporto di fiducia, di interdipendenza e di stima reciproca che si crea fra il cavallo e la persona. Per alcune forme di disabilità, come l'autismo per esempio, questo legame rappresenta una prima forma di apertura verso il mondo esterno: un contatto che avviene gradualmente e attraverso una comunicazione chiara e semplice. «La caratteristica vincente della relazione cavallo-disabile è l'instaurarsi di un linguaggio preciso e semplice - spiega Serena Tripoli - medico dello Sport e specializzata all'Anire -. Il cavallo infatti ha un modello di risposta schematico, in cui ad un'azione corrisponde una reazione. Dunque, il soggetto disabile interpreta i suoi comportamenti come affidabili, prevedibili e certi. Quindi, inizia a fidarsi ed impara così a relazionarsi con il mondo esterno». Da qui la nascita di un legame importante e la possibilità di cominciare la terapia: segno di un rapporto uomo - animale, in cui non c'è la prevaricazione del primo sul secondo, ma un forte rapporto di collaborazione.
Oltre all'aspetto relazionale, c'è poi anche un beneficio psico-cognitivo e fisico-motorio. «Il passo del cavallo, movimento base dell'equitazione - chiarisce la Tripoli - aiuta la stimolazione degli automatismi che poi comandano i movimenti del corpo. Questi automatismi però sono ridotti in alcune disabilità, per cui il movimento a cavallo li stimola per farli "risvegliare"». E la terapia equestre ha funzionato di recente su un ragazzo di appena 24 anni, seguito dalla dottoressa Tripoli, che, rimasto paralizzato dopo un gravissimo incidente stradale, dopo sei mesi di sedute con il cavallo, diventato ormai il suo migliore amico e il suo punto di riferimento, adesso riesce a stare in piedi ed inizia a muoversi da solo. «Oltre agli altri tipi di terapia, farmacologica e fisioterapica, comunque necessari e insostituibili - puntualizza la Tripoli - il ragazzo grazie alla riabilitazione equestre ha imparato a gestire il suo corpo, a mantenere la corretta postura, a stare in equilibrio. E questo è facilitato anche dalla fisicità del cavallo, che incute sicurezza».
Sull'esempio di storie come questa, nasce il progetto fra il Comune di Terrasini e la Onlus «Happy Stable», grazie al quale dieci disabili seguiranno, gratuitamente, un ciclo di sedute di ippoterapia e riabilitazione equestre. Partito a fine ottobre, il programma si concluderà a giugno. Ancora più importante è sapere che quest'iniziativa solidale avviene all'interno di terreni confiscati alla mafia, assegnati nel 2009 proprio alla «Happy Stable». Inoltre, l'associazione è impegnata da anni, non solo nella rivalutazione della figura del cavallo, ma anche in uno studio sull'osservazione del cavallo sferrato. Nata come armatura bellica, la ferratura sarebbe più un danno che un aiuto per il cavallo, perché ne modifica il naturale sviluppo del piede. Nei cavalli sferrati «abbiamo visto - spiegano dal centro - miracolosamente sparire mollette e problemi ai tendini e, in un caso, anche un fastidioso eczema, resistente a qualsiasi terapia, a tutti e quattro i glomi». 

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