Tagli in Sicilia, la necessità sarà virtù?

La virtù che viene dalla necessità. La rivoluzione di cui parla Crocetta, probabilmente, sarà imposta più dalla forza della realtà che non dalla volontà degli uomini. Non importa. Conta il risultato e quello temuto dal nuovo presidente lascia terrorizzati. Ha confermato che la bancarotta della Regione si avvicina a grandi passi. Se non ci saranno interventi correttivi l'appuntamento è già fissato per il 2014. Stavolta non si tratta di una previsione estemporanea ma di un giudizio confermato da analisti italiani e internazionali. Vuol dire che non c'è più tempo da perdere. Bisogna agire con rapidità ed efficacia. Per una delle ricorrenti furbizie della politica toccherà ad un uomo di sinistra attuare indirizzi di austerità e di rigore. Accade spesso: fu Andreotti a guidare il governo del compromesso storico e il generale De Gaulle a dare l'indipendenza all'Algeria. Precedenti che hanno segnato la storia e la vita di grandi Paesi come l'Italia e la Francia. Questo per dire che se svolte epocali di queste dimensioni sono state possibili non sarà certo impossibile rimettere ordine nei conti della Sicilia.
Non dubitiamo che il compito sia difficile e faticoso dovendo sradicare decenni di malgoverno. Tuttavia se rivoluzione deve essere che rivoluzione sia. A cominciare dal problema dei precari che, in qualche misura rappresentano la sintesi di tutti gli errori commessi finora. L'assistenzialismo scambiato per lavoro, la carità al posto della ricchezza, la clientela invece dello sviluppo. È ormai palese che le risorse sono finite e bene ha fatto Crocetta a ricordarlo a Orlando che sta cercando una soluzione per la Gesip. Il bilancio della Regione non è in condizione di caricarsi oneri aggiuntivi. Deve però gestire l'esistente. Vuol dire innanzitutto il censimento di tutti i contratti in corso. Solo quando la situazione sarà chiara si potrà decidere. A cominciare dall'attribuzione di mansioni specifiche e il controllo dell'effettivo svolgimento. Poi la mobilità: mandare la gente dove serve per non avere, come oggi, servizi spopolati e funzioni ridondanti. Alla fine di questa ristrutturazione bisognerà tirare le somme. Non solo per quanto riguarda i precari ma per l'intera pianta organica. Lo Stato si prepara a tagliare i primi quattromila dipendenti: perché la Regione non può fare altrettanto?.
Ma quello dei precari è solo un aspetto del problema. Anche se molto importante. Poi c'è il tema più generale che riguarda la revisione generale delle spese e l'individuazione delle risorse su cui l'amministrazione può contare. Un lavoro che per evidenti ragioni va fatto insieme all'Unione Europea e al governo di Roma. Sono i soli fondi su cui la Regione può contare per lo sviluppo. Non a caso le indiscrezioni parlano dell'assessore al Bilancio che verrà individuato di comune accordo con i ministri competenti. La necessità che diventa virtù. fondi@gds.it

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