Era tra i sicari per uccidere Crocetta, revocato il 41 bis

Nuovi collaboratori di giustizia scagionano Domenico Vullo, il 36enne ex boss mafioso di Cosa Nostra gelese, detenuto a Spoleto. Indicato da alcuni pentiti come componente del gruppo di fuoco che, su ordine del capomafia Daniele Emmanuello, avrebbe dovuto uccidere il presidente della Regione e il gip Giovanbattista Tona

GELA. Il ministro della giustizia, Paola Severino, ha revocato il carcere duro per Domenico Vullo, il 36enne ex boss mafioso di Cosa Nostra gelese, detenuto a Spoleto al 41 bis, indicato da alcuni pentiti come componente del gruppo di fuoco che, su ordine del capomafia Daniele Emmanuello, avrebbe dovuto uccidere l'ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta oggi presidente della Regione siciliana, e il gip del tribunale di Caltanissetta, Giovanbattista Tona.
Fu la squadra mobile di Caltanissetta, nel 2010, a sventare il piano, a procedere alla cattura di cinque "picciotti" del clan Emmanuello e a notificare avvisi di garanzia ad altri quattro complici, già in carcere, nell'ambito dell'operazione antimafia denominata "Estrema Ratio".
Crocetta era stato condannato a morte per avere licenziato dal comune la moglie di Daniele Emmanuello, che risultava lavoratrice Rmi (reddito minimo di inserimento), mentre Tona avrebbe dovuto pagare con la vita la sua severità di magistrato integerrimo impegnato nei processi contro le cosche di Gela.
Il decreto di revoca del 41 bis per Vullo (che avrebbe già scontato la pena per il reato associativo del 416 bis e che rimane detenuto per estorsione) è stato firmato dal Guardasigilli su istanza dell'avvocato difensore, Flavio Sinatra, il quale avrebbe utilizzato le dichiarazioni di alcuni nuovi collaboratori di giustizia che lo scagionano.

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