Ex calciatore morì prima dell’intervento chirurgico, medico indagato

Sotto accusa l’anestesita Federico Zarcone per il decesso di Giuseppe Donzella

CALTANISSETTA. Se l'indagine interna non ha rilevato irregolarità nell’esecuzione del protocollo, per la giustizia lo scenario sarebbe differente. Alla base del decesso dell'ex calciatore Giuseppe Donzella, morto dopo essere entrato in coma in sala operatoria nel settembre di due anni fa, vi sarebbe qualche responsabilità da parte dei medici. E se un anestesista ha già chiuso il conto con la giustizia patteggiando la pena a un anno, con il beneficio della sospensione, per un suo collega che intervenne quel giorno sul paziente è tempo di sedere sul banco degli imputati al cospetto del giudice Marco Sabella.


Sì, perché l'anestesista Federico Zarcone (difeso dagli avvocati Vincenzo e Gaetano Caponnetto) ha scelto di andare avanti con il giudizio ordinario, senza ricorrere a riti alternativi. E, come il suo collega, è per l'ipotesi di omicidio colposo che sarà processato la prossima settimana. I familiari della vittima (assistiti dagli avvocati Pietro Sorce e Roberta Donzella), anche in questo procedimento saranno parte civile. È stato proprio da una loro denuncia che il sospetto caso di malasanità è finito al centro di un dossier della procura. Incentrato sulla dolorosa e lunga agonia dell'ex, indimenticato, difensore di Nissa e Sancataldese. Donzella, infatti, è morto dopo tre settimane e mezzo di coma in un letto di rianimazione del «Vittorio Emanuele» di Gela. È entrato in quello stato di totale incoscienza ancor prima di esser sottoposto a un intervento correttivo al setto nasale. Un'operazione chirurgica di routine, senza alcuna apparente difficoltà.


E invece quel giorno, era il 21 settembre di due anni fa, qualcosa alla clinica «Regina Pacis» è andato decisamente per il verso storto. I familiari lo hanno appreso solo ore dopo quando da dietro le porte del settore operatorio s'è cominciato a registrare un preoccupante via vai. Poi il medico chirurgo che avrebbe dovuto operarlo ha raggiunto i parenti, in sala d'attesa, e lì ha spiegato loro «di non averlo neanche toccato». I familiari hanno subito capito che la situazione era grave. Poi un anestesista ha confermato. Ed è cominciata la corsa contro il tempo per trovare un posto libero a rianimazione. E alla fine Donzella, con non poche difficoltà, è stato trasferito a Gela. Lì, senza mai più risvegliarsi, è morto meno di un mese dopo.


Già al momento dell'autopsia, il medico legale di Catania, Vincenzo Valenti, ha riscontrato un «profilo di responsabilità per non avere tempestivamente incubato il paziente». I problemi di obesità della vittima, sempre secondo l'esperto nominato dalla procura, avrebbero dovuto indurre gli specialisti a prevedere possibili difficoltà respiratorie, come sarebbe contemplato nel protocollo.

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