Eletti i nuovi vertici dell'Upi

Il nuovo presidente Antonio Saitta è nato a Raddusa (Catania) il 15 luglio 1950, è esponente del Partito Democratico. Sta svolgendo il secondo mandato come presidente della Provincia di Torino

ROMA. Oltre ad eleggere Antonio Saitta presidente dell'Upi, la due giorni dell'Ufficio di Presidenza e del Consiglio Direttivo dell'Unione delle Province d'Italia, convocati a Roma il 7 e l'8 novembre insieme all'Assemblea dei presidenti di Provincia e dei presidenti di Consiglio, ha eletto i nuovi vertici dell'Upi: si tratta di Angelo Vaccarezza vice presidente vicario Upi e presidente della Provincia di Savona; Enrico Di Giuseppantonio  vicepresidente Upi e presidente della Provincia di Chieti; Leonardo Muraro, presidente del Consiglio direttivo Upi e presidente della Provincia di Treviso.

Il nuovo presidente dell'Upi Antonio Saitta è nato a Raddusa (Catania) il 15 luglio 1950, è esponente del Partito Democratico, nominato Grand'Ufficiale dal Presidente della Repubblica nel 2007. Sta svolgendo il secondo mandato come presidente della Provincia di Torino, essendo stato eletto una prima volta nel 2004 e rieletto poi nel giugno 2009. Laureato in Scienze politiche, sposato, padre di Marilde, studentessa universitaria, vive a Rivoli fin da quando ha lasciato bambino la Sicilia insieme ai genitori e ai due fratelli. Di Rivoli è stato a lungo amministratore come consigliere comunale prima e come sindaco poi, dal 1988 al 1995. Ha una lunga esperienza amministrativa alle spalle: è stato consigliere e capogruppo della Democrazia Cristiana della Provincia di Torino dal 1985 al 1990. Eletto consigliere regionale nel 1995 nelle file del Partito popolare, rieletto per la Margherita nel 2000 per il secondo mandato, interrotto nell'estate del 2004 con l'elezione a Palazzo Cisterna. Nel definire il suo impegno politico ama ricordare una citazione tratta dal libro di Siracide (180 a. C.): «dell'artista si ammira l'opera, del politico la saggezza della proposta. Ma se parla a vanvera è una minaccia per la città; se dice cose inconcludenti si fa odiare».

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