Nuove accuse per Di Vincenzo

Trasferimento fraudolento di beni. Con l’imprenditore sono alla sbarra tre manager di società legate alla sua holding e un dirigente di banca

CALTANISSETTA. Primi passi, nei preliminari, del processo che dovrà celebrarsi a carico dell'imprenditore Pietro Dio Vincenzo, tre manager aziendali e un funzionario di banca. Tutti tirati in ballo per trasferimento fraudolento di beni, ipotesi legata alla cessione «sospetta» di un immobile a Cagliari, sede per alcuni anni di uffici della «Di Vincenzo spa» e poi venduti quando - secondo la tesi dell'accusa - era in odor di sequestro. Sul banco degli imputati, con Di Vincenzo (difeso dall'avvocato Gioacchino Genchi), siederanno anche , l'amministratore unico della «Sardavie srl», Davide Abbate (difeso dall'avvocato Boris Pastorello), l'amministratore unico della «Di Vincenzo Spa», Eugenio Candura (difeso dall'avvocato Salvatore Caldura), il rappresentante della «Iuno srl» Salvatrice Benintende (difeso dall'avvocato Sergio Iacona), e il funzionario del Credito Siciliano, Michele La Fisca (assistito dagli avvocati Giacomo Butera e Giovanni Di Benedetto). A celebrare il processo sarà il tribunale presieduto da Antonio Napoli (a latere Antonia leone e Valerio Sasso). E ieri è stata avanzata dalle parti la richiesta di ammissione dei mezzi di prova. Una valanga d'incartamenti che il pm Giovanni Di Leo depositerà con il faldone processuale prima di aprire l'istruttoria come gli atti notarili per l'acquisto dell'immobile, le operazioni bancarie legate all'operazione di compravendita, l'acquisto della «Sardavie» da parte della «Di Vincenzo», la cessione alla «Iuno» degli stessi uffici, il rapporto bancario avuto dalla stessa amministratrice della «Iuno» con il Credito Siciliano, istituto a cui prima era stato chiesto un mutuo e poi l'accesso alla formula del leasing e, ancora, il contratto di locazione che sempre la «Iuno» ha stipulato con la «Di Vincenzo» dopo l'acquisto degli stessi uffici perché i dipendenti rimanessero lì fino ad esaurimento delle commesse e l'elenco sarebbe ancora lungo. La curatela fallimentare della «Di Vincenzo spa» (assistita dall'avvocato Francesco Crescimanno), affidata al commercialista Elio Collovà, è parte civile. Ed è proprio dalla denuncia giunta dall'amministrazione giudiziaria che ha preso le mosse l'inchiesta. La vicenda è racchiusa nell'arco temporale compreso tra il dicembre del 2004 e il giugno del 2006. Ovvero dal momento della firma del preliminare di vendita fino alla chiusura dell'operazione. Con in mezzo, poi, la cessione dei successivi canoni di locazione da una società all'altra per la copertura del leasing. Il processo si aprirà a fine gennaio.

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