Elezioni in Sicilia, le incognite: astensione e voto disgiunto

Nessuno dei dieci candidati a governatore, in base ai sondaggi e alla scomposizione di alleanze e coalizioni, avrà la maggioranza all'Ars. Chiunque sarà eletto dovrà fare accordi con chi gioca su tavoli diversi

PALERMO. Astensionismo e voto disgiunto sono le incognite in Sicilia, dove nessuno dei dieci candidati a governatore, in base ai sondaggi e alla scomposizione di alleanze e coalizioni, avrà la maggioranza all'Assemblea regionale. Così, chiunque sarà eletto dovrà fare accordi con chi in questo momento gioca su tavoli diversi. All'esterno il messaggio lanciato finora da tutti i candidati è quello di non volere scendere a compromessi prima del voto e di volersi misurare in aula sui singoli provvedimenti. In realtà, qualcosa si muove già.

Chi nei partiti ha il compito di monitorare il sentimento elettorale ha avviato le grandi manovre post-voto. Più si avvicina la data (si vota domenica 28), più si infittiscono i contatti. I sondaggisti danno per certo l'astensionismo intorno al 44 per cento e nei partiti tradizionali avanza la convinzione che se la percentuale si ridurrà a beneficiarne sarà probabilmente il "Movimento 5Stelle", come dimostrano le piazze affollate di Beppe Grillo. E allora, lo strumento su cui far leva è il voto disgiunto, cioé veicolare la preferenza verso il candidato governatore della coalizione avversaria, con l'obiettivo di rafforzare il competitor ritenuto "meno peggio" e impedire la vittoria di quello che viene considerato il rivale per eccellenza. Gli addetti ai lavori lo definiscono "voto utile".

Di voto disgiunto ha parlato Nello Musumeci (Pdl, Pid e la Destra), secondo cui buona parte del Pds, evoluzione del Mpa di Raffaele Lombardo, sta facendo convergere i voti della base verso Rosario Crocetta, tradendo Gianfranco Micciché, il candidato ufficiale appoggiato anche da Grande Sud, Fli e Mps. C'é chi, però, gioca a carte scoperte. Come Fabio Granata, vice presidente di Fli, che non ha mai digerito la scelta del suo partito di sostenere Micciché. Il suo voto e quello dei futuristi a lui vicini potrebbe andare alla fine a Crocetta, col quale ha condiviso alcune battaglie antimafia.

Di "voto utile" parlano anche alcuni candidati all'Assemblea siciliana, soprattutto nel centrosinistra, dove c'é chi considera l'appoggio a Giovanna Marano (Sel, Idv e Federazione della sinistra) un assist al centrodestra e lancia appelli a non disperdere i consensi. Tattica e pre-tattica. Anche negli ambienti di Micciché si vocifera di accordi tra l'ex ministro e l'ex sindaco di Gela, funzionali a sconfiggere Musumeci, in odio a quel Pdl che fece naufragare la proposta di Berlusconi che aveva optato per la candidatura del cofondatore di Forza Italia nell'isola, nel tentativo di ricompattare il vecchio centrodestra.

Ed è in questo clima che i tre segretari regionali di Fli, Pds-Mpa e Grande Sud (Carmelo Briguglio, Giovanni Pistorio e Pippo Fallica) hanno sentito il bisogno di diramare una nota congiunta, facendo  appello agli elettori moderati del centrodestra "a non disperdere il proprio voto sul candidato perdente di un Pdl sempre più ostaggio della Lega e ad esprimere la propria preferenza in favore di Micciché, per costruire insieme un progetto autonomista e sicilianista". Come spesso avviene, chi gestisce pacchetti di voti in realtà deciderà all'ultimo minuto. In base alle convenienze e in base alle promesse. Perso il posto all'Ars c'é sempre qualche incarico di sottogoverno a fare gola.

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