Sicilia, Politica

Ars, pagati gli stipendi Niente soldi per i deputati

È probabile che non vengano versati gli emolumenti di ottobre anche per i funzionari oltre che per gli onorevoli, servirebbero nuovi trasferimenti che il Parlamento siciliano attende dalla Regione a sua volta in crisi finanziaria

PALERMO. Con quasi un mese di ritardo, l’Ars ha pagato ieri gli stipendi di settembre ai circa 300 dipendenti di ruolo e «stabilizzati». Mentre non c’è nulla in cassa per pagare anche i 270 pensionati, il cui assegno slitta dunque ancora. Ed è però probabile che non vengano versati gli stipendi di ottobre per funzionari e deputati, servirebbero nuovi trasferimenti che il Parlamento siciliano attende dalla Regione a sua volta in crisi finanziaria.
Un caos economico frutto di una complicatissima vicenda giudiziaria che nella sola giornata di ieri ha visto pronunciarsi sullo stesso argomento due giudici diversi con decisioni quasi opposte. Il caso è quello della vertenza che una settantina di dipendenti ha fatto nei confronti dell’Ars per chiedere aumenti contrattuali dovuti a scatti di carriera non riconosciuti dall’amministrazione. In primo grado il Tribunale del lavoro di Palermo ha accolto il ricorso dei dipendenti riconoscendo arretrati a partire dal luglio 2005 più gli interessi. Per essere certi che l’Ars paghi, gli avvocati di parte - Vito e Silvana Patanella con Giuseppe Giunta - hanno fatto a fine settembre un pignoramento di 24 milioni: la somma che i 77 dipendenti dovrebbero dividersi.
Il pignoramento non è ancora esecutivo ma a quel punto l’Ars ha dovuto accantonare i soldi e rinviare il pagamento degli stipendi (salvando solo le buste paga dei deputati che erano già state inviate).
L’Ars ha però fatto un doppio ricorso contro il pignoramento: il primo alla Corte d’Appello. Che lo ha rigettato sostenendo che - tradotto in soldoni - la decisione spetta al giudice dell’esecuzione della sentenza di primo grado. Nel rigettare il ricorso la Corte d’Appello ha però riconosciuto da un lato che l’Ars non ha prodotto adeguata documentazione che dimostri «l’irreparabile danno derivante dal pagamento del pignoramento» ma dall’altro che «i dipendenti sono creditori di una somma evidentemente inferiore a quella oggetto del pignoramento».
I 77 dipendenti otterrebbero infatti - secondo calcoli dell’Ars - arretrati che variano da 200 a 300 mila euro ciascuno più un aumento di stipendio dovuto a salti anche di più posizioni nella scala di carriera.
Ma, sempre, ieri il giudice dell’esecuzione della sentenza di primo grado ha anticipato l’esito del secondo ricorso, atteso in realtà per domani. In sintesi, ha accordato all’Ars la sospensione del pagamento del pignoramento in attesa che, il 6 dicembre, si decida in via definitiva.
Un sostanziale pareggio. Ma a questo punto i vertici amministrativi del Parlamento possono «respirare»: «Non siamo in grado di sbloccare le somme accantonate per il pignoramento - spiega il segretario generale aggiunto, Paolo Modica - e dunque se la Regione non invia altre risorse non possiamo garantire gli stipendi fino al 6 dicembre. Neppure quelli dei deputati. Ma almeno, grazie ad altri fondi, abbiamo pagato gli stipendi di settembre». In pratica l’Ars ha versato ieri due milioni per i 242 dipendenti di ruolo e per i circa 80 funzionari dei partiti rappresentati in Parlamento. Gli unici beffati, per ora, restano i 270 pensionati. 

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