Gela, tensione davanti ai cancelli dell’Eni

I lavoratori di tre ditte presidiano l’ingresso da ieri mattina ma le aziende prendono le distanze dai metodi

GELA. La tensione è alta, così come la paura di non poter portare a casa i soldi per sfamare la famiglia. L'indotto è in gravi difficoltà e i blocchi ai cancelli della Raffineria sono continui, come accaduto anche ieri. Le aziende hanno però voluto fare conoscere la propria posizione, esprimendo solidarietà agli operai in lotta ma anche un fortissimo disappunto per il “metodo” con il quale si affrontano le gravi problematiche sociali conseguenti alla crisi di una o più Imprese. “Il metodo prevede il blocco dei cancelli – scrivono in una nota le aziende dell'indotto - per impedire a tutti i dipendenti di tutte le imprese dell’indotto di entrare in fabbrica per svolgere il proprio lavoro. In questo modo non solo non si risolve il problema di quelle in crisi ma di contro si va a compromettere il già delicato equilibrio economico/finanziario delle altre aziende che invece stanno quotidianamente lottando per rimanere sul mercato”.
I titolari delle aziende non vogliono insomma le lotte singole dei lavoratori che temono per il loro futuro. “Solo le aziende ed i sindacati sono nelle condizioni di discutere le varie problematiche e di trovare accordi sostenibili sulle varie crisi in atto – concludono - Qualunque altra iniziativa non governata dal buon senso e dalle leggi in vigore provoca solo l’irreparabile intossicazione dell’intero sistema Industriale con conseguenze inimmaginabili per il prossimo futuro”. Il rischio, secondo gli imprenditori, è quello che si arrivi all'implosione dell'intero sistema produttivo.
Una nota è stata anche diffusa dalla Filtcem-Cgil sul sit in in corso a Palermo dai lavoratori del Quinto modulo Bis del dissalatore e la protesta di alcuni lavoratori dell'indotto. “Sono sintomi evidente di un malessere dovuto alle difficoltà economiche che attraversano le famiglie e a cui non si riesce a dare risposta. Per questo è necessario riprendere tutti i tavoli negoziali aperti per affrontare con sollecitudine i problemi oggi irrisolti».

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