Straordinari, 25 milioni ai regionali

Catanzaro: non pagare le imprese penalizza l’economia reale. protestano pure artigiani e comuni

PALERMO. Il governo premia anche i dipendenti regionali. L’ultima fetta dei 420 milioni che lo Stato ha autorizzato a spendere sforando il tetto del patto di stabilità è stata destinata dalla giunta Lombardo al pagamento dello straordinario di funzionari e dirigenti.
All’assessorato al Personale, guidato da Nicola Vernuccio (in lista con il Partito dei siciliani di Lombardo), avevano fatto i conti e lanciato l’allarme: servivano una quarantina di milioni per garantire la parte variabile della busta paga. La giunta ne ha stanziato 25: «Direi che così siamo in grado di pagare almeno otto dodicesimi dello straordinario - spiega il capo del Personale, Giovanni Bologna - mentre il resto verrà erogato all’inizio dell’anno prossimo dopo le verifiche sui risultati. Ogni dipendente avrà nella busta paga di novembre fra 400 e 500 euro una tantum se appartiene a una delle categorie più basse, fra 700 e 800 euro se è nelle fasce più alte. I dirigenti dovrebbero ricevere invece fra i 150 e i 600 euro corrispondenti a due mensilità di parte variabile».
Inizia a montare invece la protesta delle categorie deluse dalla manovrina di fine legislatura. In primis le imprese che hanno ricevuto circa 45 milioni più l’impegno dell’assessore Gaetano Armao di sbloccare fondi europei destinati alle opere pubbliche. Rassicurazioni che non hanno convinto Confindustria: «Non pagare le imprese significa fermare l’economia reale - commenta il vicepresidente Giuseppe Catanzaro - che invece, come è noto, nelle aree depresse ha bisogno di politiche economiche oculate». Il riferimento degli industriali è ai crediti nei confronti della Regione: oltre un miliardo nel solo settore della raccolta dei rifiuti, un miliardo e mezzo nel settore dell’edilizia (ma nel conto ci sono anche appalti e forniture non pagate da Comune e Province) e varie altre centinaia di milioni di tutti gli altri settori.
Catanzaro non vuole iniziare un braccio di ferro con dipendenti pubblici e precari. Ma mette sul tappeto il tema della diversa attenzione che la Regione concede al settore pubblico e a quello privato: «Usare risorse per investimenti (cioè per il futuro) per pagare spese di esercizio (cioè stipendi) è il segno di come certa politica percepisce il concetto di sviluppo. Da oltre un ventennio si portano avanti scellerate scelte politiche che portano a utilizzare risorse pubbliche solo per il consenso elettorale. Mentre le imprese che hanno prestato servizi e materializzato investimenti non hanno diritti, e con esse i loro lavoratori abbandonati al dramma del fallimento».
È un’analisi che condividono gli artigiani: «Risorse economiche regionali utilizzate per cassa integrazione, trasferimenti agli enti locali, avviamento dei corsi di formazione professionale e forestali. E alle imprese? Soltanto briciole. Non può andare avanti così e per questo ribadiamo che Confartigianato Palermo non sosterrà nessuno a queste elezioni regionali» commenta il presidente Nunzio Reina. Che aggiunge: «I lavoratori pubblici possono pure lasciare il posto di lavoro per andare a protestare. Mentre gli artigiani non possono chiudere per andare in strada a far sentire la loro voce».
Ma anche nel settore pubblico le attese sono andate deluse. I Comuni hanno ricevuto la garanzia di un anticipo di circa 60 milioni. Ma per l’Asael, l’associazione degli amministratori degli enti locali, non sono sufficienti: «Fino a ora - spiega il presidente Matteo Cocchiara - i Comuni avevano ricevuto appena un acconto delle due rate ordinarie di finanziamento. Ci attendevamo che venisse dato il saldo e la terza rata per interno, invece ecco appena 60 milioni con la prospettiva di avere altri fondi solo a febbraio. Così non si possono garantire stipendi e servizi locali».

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