Agenda 2000, fondi mai arrivati: un'impresa si trasferisce in Veneto

La ditta Pitorna nel 2002 aveva chiesto un cofinanziamento per riavviare la coltivazione di venti ettari di terreno abbandonati e realizzare un’azienda erboristica biologica, anticipando 140 mila euro, ma dopo dieci anni i lavori non sono mai partiti per la mancanza del denaro promesso

PALERMO. Nel 2002 ha chiesto il cofinanziamento di Agenda 2000, per riavviare la coltivazione di venti ettari di terreno abbandonati e realizzare un’azienda erboristica biologica, specializzata nella coltura di piante medicinali per uso fitoterapico. Ha anticipato circa 140 mila euro, ma, ancora dopo dieci anni, dalla Regione l’azienda agricola Pintorna ha ricevuto appena 38 mila euro e i lavori non sono mai partiti. Adesso, pur di chiudere la vicenda, la ditta ha fatto una richiesta di transazione alla Regione, è pronta a gettare la spugna e a tornarsene in Veneto. L’azienda non è più produttiva, è in liquidazione volontaria e uno dei pochi guadagni per la masseria è arrivato nel 2005 dall’aver ospitato il set per alcune scene del film La passione di Giosuè l’ebreo di Pasquale Scimeca.

È una storia che parte da lontano, quella della Pintorna. Storicamente quest’area aveva ospitato una comunità ebraica insediatasi niente meno che nel 1492. Quando tutto sembrava pronto per realizzare, tra Castelbuono e Geraci (sulle Madonie), un’azienda erboristica biologica, la Regione nel 2009 blocca l’erogazione del contributo. La prima richiesta per ottenere i fondi del Por 2000-2006 risale al 2002. I lavori iniziano nel 2004, dopo l’ok della forestale e dei funzionari dell’assessorato all’Agricoltura. Dopo pochi giorni però, la forestale di Castelbuono stoppa i lavori, notificando all’azienda il primo verbale, per «disboscamento illegittimo del suolo». Intanto, dopo un lungo iter burocratico, nel 2005 l’assessorato firma il decreto di concessione dei contributi, a patto che i lavori venissero completati entro un anno. In campo penale, nel 2008 il Tribunale di Termini Imprese assolve con sentenza piena l’azienda «ma dai forestali non arriva alcun provvedimento di revoca del procedimento», spiega Ivo Luraschi, l’ingegnere che si occupa della liquidazione della società. Chiusa la vicenda penale, in corso ci sono due procedimenti civili: uno per una sanzione amministrativa di 2 mila euro contro il corpo Forestale e l’altro contro la Regione per i danni provocati alla ditta.

Nel 2009 la ditta contro la Regione fa ricorso al Tar, che si dice incompetente, mentre la palla passa al Tribunale civile di Palermo. Intanto, nel 2011 l’azienda riesce a ottenere dalla Regione una parte del finanziamento, circa 38 mila euro. Il procedimento civile inizia nel dicembre scorso, ma gli amministratori della società, temendo la lentezza della giustizia, decidono di chiedere i danni e fanno una richiesta di transazione al dipartimento Interventi strutturali. Il direttore del dipartimento Rosaria Barresi ha risposto che «la richiesta è arrivata in assessorato appena due giorni fa. Noi dobbiamo valutare con l’Avvocatura dello Stato se ci sono gli estremi per dare il via libera alla transazione. Aspettiamo il suo parere e poi decideremo il da farsi».
La ditta teme che, «a un ritmo di due udienze l’anno, ne passino altri dieci per vedere chiusa la partita - spiega Luraschi -. L’azienda, poi, aveva stipulato una convenzione con il dipartimento di Scienze botaniche dell’Università e poteva essere un volano per l’economia. Insomma, la vicenda è effetto di una distorsione culturale, che consiste nel presumere che si tutela meglio l’interesse pubblico limitando l’attività del privato».

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