Costi della politica, in Sicilia serve una legge entro aprile

Il decreto di Monti dovrà essere recepito in questo modo in tutte le regioni a statuto speciale. E' corsa contro il tempo, altrimenti scatteranno le sanzioni: stop all'80% dei trasferimenti erariali e al 5% dei fondi per la sanità fino allo scioglimento dell'Assemblea e dei Consigli regionali

PALERMO. In Sicilia, come nelle altre regioni a statuto speciale, servirà una legge ad hoc per recepire il decreto appena varato dal governo Monti sui tagli ai costi della politica. La legge dovrà essere approvata entro aprile, altrimenti scatteranno le sanzioni: stop all'80% dei trasferimenti erariali e al 5% dei fondi per la sanità fino allo scioglimento dell'Assemblea e dei Consigli regionali. Un corsa contro il tempo, tenuto conto che nell'isola si vota il 28 ottobre e che dunque tra composizioni delle commissioni parlamentari e altri adempimenti solo a fine anno probabilmente il Parlamento siciliano sarà nel pieno delle funzioni.

Sei mesi è il tempo concesso dal dl Monti alle regioni autonome per adeguarsi ai tagli, ma per la Sicilia non sarà un percorso facile. Alcune misure potranno essere inserite in un
testo ordinario (tagli a indennità assessori e a benefit dei parlamentari), per altre, come la riduzione dei componenti di giunta, bisognerà avviare l'iter di modifica costituzionale, in quanto il numero di assessorati è stabilito dallo Statuto per cui sarà necessaria una legge voto con la doppia lettura in Camera e Senato. Tempi più lunghi invece per la riduzione da 90 a 70 del numero dei deputati regionali: Camera e Senato hanno dato il primo ok alla legge voto, fra tre mesi la norma tornerà nei due rami del Parlamento per l'approvazione definitiva. Applicazione nel 2017. 

Complessa appare la questione relativa al controllo della Corte dei conti sulle spese dell'Assemblea. Lo Statuto non lo prevede. Il presidente dell'Ars, Francesco Cascio, nei giorni scorsi ha proposto che siano società specializzate a certificare i conti del Parlamento. Analogo il discorso per la certificazione delle spese dei gruppi parlamentari: all'Ars i gruppi sono associazioni di diritto privato e gestiscono in modo autonomo contributi per 12,5 milioni di euro all'anno.

Altre misure contenute nel dl per la verità, l'Assemblea le ha varate prima dello scioglimento seguito alle dimissioni del governatore Raffaele Lombardo. In particolare è stato abolito il vitalizio, sono stati abrogati i rimborsi per viaggi, spese postali e telefoniche dei deputati, sono stati diminuiti i contributi per i portaborse e sono stati ridotti i fondi per i gruppi parlamentari. L'ultimo taglio confezionato dal Consiglio di presidenza, qualche giorno fa, è stato pari di 4,1 milioni di euro all'anno. Poco per l'assessore regionale all'Economia, Gaetano Armao. «L'Assemblea deve fare di più - dice - noi abbiamo proposto un taglio di 20 milioni già per quest'anno. Il Parlamento costa 162 mln all'anno, è eccessivo». E ricorda che proprio l'Assemblea «per ben due volte ha evitato di legiferare sui tagli ai costi della politica, inseriti in due manovre
finanziarie, e poi ha spinto in un binario morto la spending review che il governo ha in parte adottato per via amministrativa». Ma Cascio non ci sta: «Abbiamo tagliato 50
mln che saranno risparmiati per ogni futura legislatura».

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