Il Milan sbanca San Pietroburgo

I rossoneri battono 3-2 lo Zenit. Dopo il doppio vantaggio firmato da Emanuelson ed El Shaarawy si fanno riprendere dai russi. Un autorete e un super Abbiati sono decisivi per i 3 punti

MILANO. Nei momenti di difficoltà, per risorgere serve anche un po' di fortuna, e il Milan ne ha avuto bisogno per conquistare la prima vittoria stagionale in Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo per 3-2. Non sono infatti bastate una magia di El Shaarawy e una deviazione sulla punizione di Emanuelson. Dopo i venti minuti migliori della stagione, i rossoneri sono andati parecchio in affanno, a cavallo dell'intervallo si sono fatti rimontare e alla fine l'hanno spuntata solo con un autorete di Hubocan e grazie alle prodezze di Abbiati, decisamente il migliore in campo.


Per Spalletti la seconda sconfitta nel girone complica pericolosamente la Champions (e la stagione). Allegri spera invece che questa sia la svolta per il Milan (e per il suo futuro al Milan). Di sicuro questi tre punti aiutano ad avvicinarsi con più ottimismo al derby di domenica, ma non cancellano certo i difetti tecnici, tattici e mentali (ancora un gol su calcio da fermo e troppi errori di impostazione) dei rossoneri.


In attesa della seconda importante verifica in pochi giorni, Allegri tira un profondo sospiro di sollievo. Perchè a San Pietroburgo ha sofferto fino all'ultimo, dopo aver mandato in campo la formazione più offensiva possibile, con Montolivo e De Jong in mediana, alle spalle di Emanuelson, Boateng, El Shaarawy e Bojan (non Pazzini). «Un Milan alla spagnola, ricorda il Real Madrid», lo ha definito Galliani. Il paragone è forte, ma alla fine lo Zenit incassa la prima sconfitta interna in coppe europee dal ko di quasi quattro anni fa proprio contro il Real.


Eppure, sotto gli occhi del ct della Russia Fabio Capello, nei primi venti minuti lo Zenit manifesta tutti i suoi problemi di coesione (Witsel è un corpo estraneo) contro il miglior Milan dell'anno: possesso palla disinvolto, ritmo alto, e soprattutto El Shaarawy, che vale più di ogni appello per richiamare allo stadio per il derby i tifosi ancora piuttosto freddi. Il giovane italoegiziano dopo 5' mette davanti al portiere Bojan e, dopo il vantaggio di Emanuelson (al 13', con una punizione deviata dalla barriera) incanta con uno slalom fra quattro avversari concluso con freddezza degna di Inzaghi. Da quel momento, però, si dedica a una partita di sacrificio, mentre lo Zenit alza il proprio baricentro e il Milan lo
abbassa.


Comincia quindi la partita di Abbiati, che mette in fila una serie di parate eccezionali. Ancora una volta il Milan va in confusione quando subisce calci d'angolo (13, e ogni volta è un brivido) o di punizione, e il portiere rossonero deve metterci diverse pezze: una gigante al 40', quando blocca con una sola mano il siluro scagliato su punizione da Hulk, che dopo un inizio anonimo si prende l'attacco dello Zenit sulle spalle.
  
Con la sua straripante forza muscolare il brasiliano crea non pochi problemi alla difesa rossonera, e Zapata nell'ultimo minuto di recupero si fa sorprendere dal suo taglio (in sospetto fuorigioco) letale. Ed è di Hulk il calcio d'angolo che al 4' della ripresa Shirokov trasforma nel pareggio, sfruttando l'indecisione collettiva della difesa rossonera. L'ingresso di Pazzini per un inconsistente Bojan e quello di Nocerino per Emanuelson aiutano il Milan a ritrovare equilibrio. E al 30' ecco il secondo tocco della sorte, quando Hubocan spinge nella porta dello Zenit il cross di Montolivo (una delle sue poche giocate utili) mancato da Pazzini.


Con Yepes al posto di un Boateng ancora sottotono Allegri blinda la difesa negli ultimi minuti, ma ogni calcio d'angolo è una sofferenza, con Abbiati, che al 37' vola per deviate un gran tiro di Anyuokov. Ora il Milan può pensare con più serenità al derby: lì si capirà se è tornato a volare alto.

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