Sicilia, Editoriali

Massima severità contro gli incendiari

La Sicilia ancora devastata dalle fiamme nonostante l’autunno. Siamo già ad un bilancio apocalittico. Bruciano i Nebrodi, bruciano le Madonie. Minacciati i centri abitati, alcuni dei quali sono stati sgomberati. L’autostrada è stata interrotta. Disagi al traffico ferroviario. Rischiano di andare in fumo località uniche al mondo come il Vallone Madonna degli Angeli e la Faggeta delle Madonie, la più a sud d'Europa. Minacciati dalle fiamme anche i preziosissimi Abies nebrodensis, specificità del Parco delle Madonie che ne custodisce gli ultimi 30 esemplari al mondo. Una devastazione assai simile a quella che ad agosto ha distrutto la Riserva dello Zingaro. Il caldo torrido di questi giorni, unito allo scirocco, favorisce l’allargamento del fronte del fuoco. Vanno in cenere le bellezze verdi che la natura, generosamente, ha regalato. Uno scempio figlio di gesti di autentica criminalità. Finora sono state arrestate sette persone colte in flagrante. Uno ha confessato di aver appiccato il fuoco per allargare un pascolo. L’assessore Aricò ha annunciato che la Regione si costituirà parte civile nel processo contro i piromani.
Dobbiamo sperare che nei loro confronti venga adottata la massima severità possibile. Senza sconti o altri regali. Solo così, forse, sarà possibile arginare un fenomeno di inqualificabile vandalismo. Ogni anno bruciano ettari ed ettari di vegetazione. Un record che alla Sicilia viene conteso dalla Campania e talvolta dalla Calabria a conferma di una condizione endemica di delinquenza. Non a caso si tratta delle tre regioni italiane a più alta densità mafiosa. Questo conferma che il problema degli incendi è ormai diventato una questione di ordine pubblico. Per reprimerla serve un controllo del territorio efficace e capillare, come finora non si è mai riusciti a fare. Certo, gli arresti di cui possiamo dare notizia oggi sono il frutto di una presenza maggiore delle forze di polizia dopo le grandi fiamme dello scorso agosto che hanno devastato un parco naturale dell’importanza dello Zingaro. Ma siamo ancora a misure insufficienti e incomplete. L’obiettivo è quello di impedire le fiamme. Servono controlli e intelligence, pianificazioni di presenze nel territorio permanenti. Non possiamo limitarci ai rattoppi legati all’emergenza. Non è sufficiente la tempestività dei soccorsi e il dispiegamento dei mezzi per fermare gli incendi. Occorre un lavoro attento di prevenzione e controllo. Come si conviene ad ogni fenomeno di delinquenza diffusa. Troppe anime belle discutono di ambientalismo e protezione del territorio nei weekend. Troppo impegni restano nella carta dei documenti. Troppo personale inutile è preposto al controllo del verde e dei boschi stando dietro comode scrivanie. Occorre una svolta seria e risoluta per proteggere e tutelare un territorio che, non dimentichiamo, in una Sicilia povera di industrie costituisce uno strumento di sviluppo irrinunciabile. Vorremmo non sentire in questi giorni parole vuote e aver conto, ora e subito, di decisioni concrete delle istituzioni pubbliche.

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