Regionali, nelle liste i partiti mettono pure due imputati

Mineo, sotto processo perchè accusato di essere prestanome di boss e indagato in un’altra inchiesta anche per abuso d’ufficio, è con Miccichè. Anche nel Pd per tutta la giornata di ieri è montato il caso di un candidato sotto processo, Giacomo Scala

PALERMO. Gianfranco Miccichè resiste alle pressioni, soprattutto dei finiani, ed inserisce nella lista di Grande Sud a Palermo il deputato uscente Franco Mineo, sotto processo perchè accusato di essere prestanome di boss e indagato in un’altra inchiesta anche per abuso d’ufficio. Il termine per la presentazione delle liste scade oggi pomeriggio. Ma i partiti non hanno ancora sciolto i nodi più delicati. Grande Sud è stata fino all’ultimo sul punto di escludere Mineo, che doveva essere sostituito dal figlio o dal fratello. Poi però ieri ha fatto retromarcia. Il coordinatore provinciale Giacomo Terranova ha spiegato che «Mineo ha assicurato che se dovesse essere condannato lascerà il seggio eventualmente conquistato all’Ars». Ed è per questo che ha consegnato al coordinatore regionale Pippo Fallica una lettera «senza data con le sue dimissioni già firmate». 

Per Terranova «forse per qualcuno sarebbe stato più facile cavalcare l'onda demagogica che ricorre in questi giorni, ma noi abbiamo preferito accordare una apertura di fiducia a Mineo. Non siamo il tribunale dell’inquisizione». Ma la scelta del principale alleato irrita i finiani. Fabio Granata va all’attacco: «Su Mineo Grande Sud ha preso una decisione sbagliata e inaccettabile. Il codice etico va applicato, non è l'inquisizione ma una garanzia per i cittadini. Bisogna ripensarci ed essere coerenti e consapevoli sui valori non negoziabili, sia nelle azioni che nelle parole. Miccichè desista da questa decisione». 
Ne è venuta fuori una giornata di fibrillazione nella coalizione composta anche dal Partito dei siciliani (gli ex Mpa) che con il capogruppo Nicola D’Agostino hanno confermato il sostegno a Miccichè.

Il caso Scala nel Pd

Anche nel Pd per tutta la giornata di ieri è montato il caso di un candidato sotto processo, Giacomo Scala. L’ex sindaco di Alcamo, presidente dell’Anci Sicilia, è finito davanti al giudice per abuso d’ufficio e le udienze decisive sono proprio fissate a partire da metà ottobre. Il suo nome doveva finire anche nel listino. Ma dall’elenco degli eletti di diritto come premio di maggioranza è già stato escluso. Scala dovrebbe però essere inserito nella lista trapanese del Pd: «Il mio caso, cioè l’abuso d’ufficio, non è previsto nel codice etico del Pd fra quelli che prevedono l’esclusione dalla liste».

Drago, via libera a Ragusa

Nel Pdl è stato già escluso dalla lista messinese Roberto Corona, finito sotto indagine (e in cella per alcune settimane) per una accusa di truffa. Ma è rimasta la candidatura, sempre a Messina, dell’ex sindaco Buzzanca che in passato ha subito una condanna per peculato. E nella stessa coalizione, quella di Musumeci, il Pid-Cantiere Popolare ha confermato che metterà in lista, a Ragusa, l’ex presidente della Regione Peppe Drago, condannato in via definitiva per l’uso distorto dei fondi riservati di Palazzo d’Orleans.

Pd catanese, è scontro

Non è indagato, ma fra le vicende più spinose va citata anche quella che nel Pd catanese coinvolge Daniele Capuana: escluso dalle liste etnee, ha ottenuto il posto in forza del pressing della segreteria romana e nazionale per premiare la corrente Bianco. Ma la sua presenza in lista, e la sua passata vicinanza a Lombardo, rendono esplosivo il clima a Catania.

Il caso Ruggirello

A Trapani sembra risolto anche il caso Ruggirello. Il deputato uscente dell’Mpa aveva un accordo col Pdl ma la sua inclusione nella lista dei berlusconiani aveva spaccato il partito. Fatta la retromarcia, Paolo Ruggirello ha raggiunto un accordo con Gianfranco Miccichè che dovrebbe candidarlo nella lista di Grande Sud. 

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