«Ascoltate il grido di dolore degli studenti»

La preside della scuola Garzilli di Palermo interviene dopo l’appello dello studente palermitano, Giuseppe Palermo ai candidati alla presidenza della Regione ad occuparsi della scuola. Sulla vicenda è già intervenuto il vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello

Caro Giuseppe,
Sono la Dirigente Scolastica della Direzione Didattica Garzilli di Palermo,ho letto con grande interesse la tua lettera –appello al futuro presidente della nostra amata e martoriata regione.  I dati che tu porti sono ben noti, io li conosco da vicino per avere lavorato, nella mia vita, in quartieri dove la vita è difficile.
Sono stata docente nella scuola media di primo grado al Borgo Vecchio, a Palermo per 16 anni ed ho visto ragazzi splendidi dover fronteggiare ogni giorno emergenze più grandi di loro… ho sentito la disperazione di alcuni che non riuscivano a mettere insieme pranzo e cena,  ho visto bambini costruirsi un parco giochi dipingendosi gli alberi sui muri di palazzi fatiscenti…, ho visto ragazzi non andare più a scuola perché non potevano permettersi  di  acquistare i libri per studiare…, ho visto mamme bambine che speravano di dare una svolta alla loro vita venendo a scuola con il pancione, dopo aver ammesso di avere sbagliato…
Noi docenti ci prodigavamo come meglio potevamo, ci mettevamo del nostro, diventavamo punti di riferimento, trovavamo soluzioni fantasiose a problemi umani e didattici, ma soprattutto, ascoltavamo. Leggevamo i bisogni reali tra le righe, evitando di giudicare in modo semplicistico, costruivamo il loro percorso partendo dalla loro ricchezza interiore che era un dono anche per noi.
Quando vinsi il concorso a dirigente, per mia volontà , scelsi di andare a lavorare alla scuola media del  quartiere  S. Giovanni  Apostolo, ex C.E.P. un altro quartiere difficile. Anche lì,  bambini lavoratori, modelli educativi  non adeguati , non per mancanza d’amore, solo perché mancava la consapevolezza che esistono altri modelli.  Allora, come facevo da docente, mi sono messa al loro fianco ed ho cercato soluzioni fantasiose , ancora una  volta…  Così ho compreso che dove finiva la competenza della scuola, altri enti potevano agire.
Se tutte le persone di buona volontà del territorio si fossero divisi i compiti, molto poteva essere fatto e, soprattutto,  avremmo risposto ai bisogni delle persone rispettando i loro diritti e non concedendo favori! Così è nata una rete, ciascuno svolgeva il suo lavoro avendo come obiettivo risolvere, o almeno provarci, i bisogni degli alunni e delle famiglie. La nostra vittoria più evidente è aver raddoppiato in due anni il numero dei ragazzi frequentanti la scuola.
Ho dovuto, mio malgrado, essere trasferita,  sentivo che ancora c’era da fare lì, e tanto,e non avrei voluto andare via. Credevo, sbagliando, che nella mia nuova sede, essendo notoriamente frequentata dalla Palermo “bene”, non avrei più avuto modo di aiutare i miei alunni e le loro famiglie, semplicemente perché non avrebbero avuto bisogno di me…. Sbagliavo,  i problemi sono diversi:  bambini soli con genitori che lavorano tutto il giorno o genitori ancora troppo giovani che non sanno mettersi  in posizione d’ascolto attivo con i loro figli, e poi, bambini fragili che vivono in case famiglia dove sono amati ma lo stesso, nonostante tutto,  hanno nostalgia delle famiglie di provenienza….
Pensare a tutta la sofferenza che c’è dietro i numeri che tu citi, prende allo stomaco, il mio senso di giustizia si ribella, bisogna  trovare, inventare soluzioni praticabili, la nostra cultura, il senso d’accoglienza  tipico dei siciliani devono essere strumenti attraverso cui disegnare un futuro percorso di crescita vera. Cambiare si pùò  e  si deve, per tutti i cittadini, per voi ragazzi, perché possiate affacciarvi  alla vita certi che i diritti fondamentali allo studio, al lavoro, alla salute siano rispettati, le ambizioni possano essere raggiunte, sogni realizzati, che ancora si possa vivere appassionandosi alla vita!
 La scuola operativa, se pur con mille difficoltà, sa farlo. Ogni giorno tesse reti di intervento  “individualizzate”  le chiamiamo, partiamo dai bisogni detti e non detti di ogni singolo individuo per costruire la comunità. Mi auguro che il futuro presidente della nostra regione sia uomo di grande cultura e grande umanità, che abbia consapevolezza della responsabilità morale, e non solo politica, che sta per assumersi. In bocca al lupo, Giuseppe, a te come a tutti i siciliani….
Angela Mineo

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