Controlli all'Ars, onorevoli dagli stipendi d'oro

Oltre quattro mila euro al mese per l'attività politica di ogni deputato. Altri 3.750 per pagare consulenze, cene, feste e regali

PALERMO. Ci sono i contributi che arrivano ai deputati direttamente in busta paga e quelli che «transitano» dal gruppo parlamentare. E ora spuntano anche quelli che forfettariamente vengono elargiti una tantum a semplice richiesta. È sempre aperta la cassa dei partiti all’Ars, che costa ogni anno 12,6 milioni di finanziamenti pubblici.

Il budget dei deputati
Ogni deputato ha diritto a 4.178 euro al mese per l’attività politica: somme con cui paga portaborse, consulenti ma anche cene, regali e feste. Il gruppo parlamentare riceve in più 3.750 euro per ogni deputato: contributi che somma per pagare il personale e varie attività. Eppure, poichè c’è sempre un avanzo rispetto alle spese amministrative, anche da questo fondo i deputati prelevano risorse malgrado uno stipendio che va dai 14.246 euro netti per i deputati «semplici» (sommando il peso di tutte le indennità, anche quelle annuali date in unica soluzione) ai 17.562 di un presidente di commissione fino ai 19.395 dei due vicepresidenti dell’Ars. Per gli stipendi dei deputati l’Ars spese altri 21 milioni all’anno. In più ci sono le spese per gli assessori tecnici che guadagnano circa 12 mila euro.

Il contributo forfettario
«Dal fondo che serve alle spese amministrative - spiega il capogruppo dell’Mpa, Nicola D’Agostino - era prassi per il capogruppo concedere forfettariamente altre somme ai deputati che ne facevano richiesta per finanziare eventi sul loro territorio. È tutto legittimo ma quando mi sono insediato ho bloccato questa prassi». Il contributo forfettario una tantum, pur non facendo lievitare la spesa del gruppo, si somma a quello che i deputati già ricevono più o meno per le stesse finalità. E su cui i controlli sono fatti a campione: i 4.178 euro del primo contributo per metà arrivano direttamente in busta e il deputato li giustifica con scontrini e fatture ogni quattro mesi. Poi - spiega Giovanni Tomasello, segretario generale dell’Ars - il collegio dei questori fa le verifiche a campione. L’altra metà è il gruppo a girarla agli onorevoli e poi - spiega Antonello Cracolici del Pd - questi fanno un’autocertificazione dichiarando di averli spesi correttamente. «Questa dichiarazione - aggiunge Cracolici - solleva da responsabilità il capogruppo, che non è tenuto a controllare». Ma Cateno De Luca, candidato alla presidenza col movimento Rivoluzione siciliana e per qualche mese capogruppo di Forza Sud, ricorda che «fino alla scorsa primavera per tutti i contributi bastava una semplice autocertificazione».

La liquidazione
De Luca rileva anche un altro fenomeno che peserà sulle casse dell’Ars a breve. «Ogni deputato ha diritto al ”Contributo di solidarietà”, sorta di liquidazione che vale una mensilità netta per ogni anno trascorso all’Ars. Se non si viene rieletti o se ci si dimette, viene erogata in poco più di un mese. Io mi sono dimesso un mese fa e mi sono stati liquidati circa 50 mila euro. E siccome è probabile che molti deputati non vengano rieletti, quando la nuova Ars si insedierà dovrà dare agli uscenti la loro lauta liquidazione. E per chi ha varie legislature alle spalle sarà più di centomila euro». Ma Tomasello precisa che «i deputati accantonano le somme necessarie mensilmente e poi l’Ars eroga la liquidazione».

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