Ars, ai partiti fondi per cene e convegni

In Sicilia, dopo il caso del Lazio, nel mirino alcuni finanziamenti dell'assemblea. Oltre agli stipendi i deputati possono contare su 12 milioni l'anno per dipendenti, portaborse, feste e dibattiti. Ma controllare il tutto non è facile

PALERMO. Un fiume di denaro pubblico scorre ogni anno nelle casse dei gruppi parlamentari dell’Ars. E viene speso per stipendi ai dipendenti, portaborse, consulenti ma anche macchine, cene, feste e convegni elettorali, regali e viaggi. Quanto costa tutto ciò alle casse pubbliche? Quest’anno 12 milioni e 650 mila euro. L’anno scorso di più, 13 milioni e 712 mila euro, esattamente la stessa cifra del 2010. Mentre nel 2009 l’attività dei gruppi parlamentari è costata 12.866 euro. In quattro anni i partiti rappresentati all’Ars - Pdl, Udc, Pid, Mpa, Fli, Grande Sud, Mps e Pd - sono costati 52,9 milioni.
Claudio Fava - candidato alla presidenza di Sel, Idv, Verdi e Federazione della sinistra - aggiunge anche i contributi del 2008 (quando però i deputati si insediarono a fine maggio) e calcola che la spesa totale della legislatura per finanziare i partiti è di 67 milioni. Tanto basta a Fava, esponente di partiti che non sono rappresentati all’Ars e dunque non percepiscono fondi, per chiedere agli sfidanti Miccichè, Musumeci e Crocetta di rendere pubblici i bilanci dei gruppi che li sostengono.


Il caso Fiorito e la Sicilia


E così arriva anche in Sicilia l’onda lunga del caso Fiorito, il capogruppo del Pdl alla Regione Lazio finito sotto indagine per le spese pazze (cene per migliaia di euro, feste in costume romano e macchine) dei fondi pubblici. E va detto che le somme che il Lazio stanzia per i partiti rappresentati nel consiglio regionale (circa 13 milioni all’anno) sono più o meno le stesse che stanzia l’Ars, che ha però 20 deputati in più (90 in tutto).


Il primo contributo dell’Ars


Ma come fanno questi soldi a finire dalle casse pubbliche a quelle dei partiti (in questo caso gruppi parlamentari) e da lì nelle tasche dei deputati? In Sicilia i canali sono due, ed entrambi sono parametrati sul numero dei deputati: più onorevoli ha un gruppo, più soldi incassa e gira poi agli stessi onorevoli. Il primo canale di finanziamento è il «Contributo per le spese legate allo svolgimento dell’attività parlamentare»: ogni deputato ha un budget di 4.178 euro al mese. Con queste somme dovrebbe pagare il portaborse, eventuali altri assistenti e tutte le manifestazioni (cene comprese) che organizza per mantenere il suo rapporto col territorio di provenienza e promuovere il partito. Come incassa questi soldi? Fino alla primavera di quest’anno direttamente in busta paga. Dunque meno facilmente controllabili. Da quest’anno invece solo la metà della somma viene erogata dall’Ars direttamente nella busta paga di ogni deputato e - spiega Guglielmo Scammacca della Bruca, per anni tesoriere del gruppo Pdl Sicilia - questi deve ogni quattro mesi fornire direttamente ai vertici dell’Ars (dunque non al partito) le pezze d’appoggio che giustificano la spesa. L’altra metà della somma è il gruppo a darla al deputato ogni mese e al deputato basta un’autocertificazione in cui dichiara di averla spesa correttamente e di avere le ricevute. Si badi bene, questi soldi sono tutti extra stipendio e diaria (circa 11 mila euro). E sono anche in più rispetto a tutti i contributi che il deputato prende per viaggiare dalla città di provenienza verso Palermo e per il telefono.


Il secondo contributo


Il secondo canale di finanziamento dei gruppi è un contributo, che si aggiunge al precedente, e che vale altri 3.750 euro al mese per ogni deputato: il gruppo trattiene queste somme, spiega ancora Scammaca, e ci paga abitualmente i dipendenti e le spese di funzionamento (stampanti, fotocopiatrici, convegni e consulenti).


Il terzo contributo


Ma il gruppo ottiene anche un terzo contributo: se utilizza i cosiddetti «stabilizzati», 70 persone che si aggiungono al personale a tempo indeterminato, incassa una somma direttamente dall’Ars per pagare queste persone. «In questo modo si alleggeriscono le uscite per il personale - conclude Scammacca - e se la gestione è avveduta di solito c’è un avanzo a fine anno che nessuna regola impedisce di redistribuire ai deputati. Che ovviamente poi devono rendicontarlo con le stesse procedure». Ma per rendicontarlo basta sempre lo scontrino di una cena o un convegno organizzata a scopo elettorale. Il punto è proprio che all’interno della voce attività politica la discrezionalità del deputato è altissima.


I prestiti ai partiti


Tutti questi contributi sono extra anche rispetto ai rimborsi elettorali, che vanno però alle segreterie di partito (quindi fuori dall’Ars). I gruppi possono ottenere anche prestiti dal Parlamento. È successo per esempio al Pid, che dopo la scissione dell’Udc - avendo mantenuto troppo personale amministrativo - sforò di 600 mila euro il budget. L’Ars ha accordato un prestito per ripianare il debito che il gruppo sta ripagando con trattenute mensili sugli altri finanziamenti.

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