Elemosine invece dello sviluppo

Venti milioni di investimenti che vanno in fumo, 400 posti di lavoro che non nasceranno mai. È questo l’ultimo frutto della scandalosa politica della Regione che preferisce pagare i forestali e i precari anziché finanziare lo sviluppo. Le due aziende di Reggio Emilia che si ritirano dal consorzio Edimec sono un esempio lampante. La Regione aveva già stanziato cinque milioni per il decollo di un progetto che si colloca sulla frontiera dell’alta tecnologia: impianti da fonti rinnovabili di taglia domestica (solare a concentrazione o minieolico), impianti di telerilevamento (droni per il controllo di boschi, campi fotovoltaici, coste), ascensori ed elevatori industriali, software per elaborare immagini da attrezzature medicali (radiografie, ecografie).
Per sviluppare queste attività dovevano essere assunte quattrocento persone dotate di altissima specializzazione. Tutto bloccato. I trentamila forestali e i precari potranno, invece, tirare a campare ancora per un po’. I loro stipendi non corrono pericoli. Non è nemmeno la prima volta che succede: poche settimane fa uno stanziamento da 200 milioni era stato sottratto alle imprese per essere dirottato a emergenze clientelari più immediate. Solo che le aziende, in attesa di pagamenti che non arrivano mai, stanno morendo asfissiate. Chiudono e creano nuova disoccupazione.
Alla Regione, però, tutto questo non sembra interessare. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che i disoccupati sono più numerosi dei forestali, dei pip, degli lsu e via precariando. Quindi anche per banali calcoli elettorali, tanto importanti in questo momento, bisognerebbe lavorare soprattutto per lo sviluppo economico. Invece niente. Meglio disperdere le poche risorse disponibili in mille rivoli in maniera da accontentare il maggior numero possibile di bocche fameliche. E che importa se, nel frattempo, le aziende chiudono, se la povertà avanza e la disoccupazione dilaga. Un atteggiamento irresponsabile da parte della Casta. Distribuire l’elemosina invece di pensare alla crescita non è un vantaggio per nessuno. Nemmeno per la classe politica. Si è visto con la Gesip. Una decina di anni fa la sua nascita era sembrata un’idea furbissima per controllare un bacino elettorale composto da diverse migliaia di voti. Si è trasformata in una bomba ad alto potenziale che nessuno è più in grado di padroneggiare. Certamente il risultato sarebbe stato migliore se le risorse fossero indirizzate verso gli obiettivi della produzione. Ma sono scelte che non si fanno mai e che vorremmo vedere figurare nei programmi elettorali dei candidati alla presidenza della Regione.

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