L’ipotesi Monti-bis agita la politica: Udc e Fli favorevoli, gelo del Pd

Il Pdl non si sbilancia. Sì degli imprenditori. Ma il premier ribadisce: il mandato finisce ad aprile

ROMA. Il mondo della politica, dopo quello dell'economia, scende in campo sull'ipotesi di «Monti-Bis». Il Professore che potrebbe succedere a se stesso per mantenere la barra dritta sull'agenda europea piace molto all'Udc e a Fini, un po’ meno al Pd. Ma lui è netto: «Il mio orizzonte finisce ad aprile 2013. Nessun dubbio».
Dallo studio Ambrosetti di Cernobbio, «Supermario», impegnato in una serie di incontri internazionali, dopo aver detto di non porsi la questione, ieri non ha affrontato l’argomento. Anche se in ambienti a lui vicini si fa sapere che il premier rimane della stessa idea: quella di non volersi occupare di un tema come questo, che il suo mandato scade nel 2013 e che non intende essere «tirato per la giacchetta». Eppure la schiera degli estimatori del'estimatori continua ad aumentare. Capofila di questa schiera è senza dubbio il presidente della Repubblica che, collegato ieri in diretta proprio con lo studio Ambrosetti in videoconferenza, ne ha rimarcato la «competenza ed il prestigio». Un pensiero che l'Udc riconferma dalla festa di Chianciano, anche se tra le «suggestioni» dei centristi fa capolino anche Emma Marcegaglia. L'ex presidente di Confindustria, ha dato il suo appoggio al progetto di Pier Ferdinando Casini. E questo è bastato per far parlare di una «Monti-donna», di una sorta di carta di riserva da spendere nel caso in cui si dovesse «bloccare» la partita sulla prima opzione. Ma Rocco Buttiglione è stato chiarissimo: «Il governo Monti ha segnato la cesura verso la nuova politica. Occorre continuare questa linea con una politica seria e competente». E Fini ha aggiunto: ««La serietà dell'azione del governo Monti non può essere una parentesi».
Il Pdl non si sbilancia, mentre il Pd dà un deciso colpo di freno ad un eventuale nuovo mandato al professore nel 2013. Continuare con l'agenda Monti va bene ma questo non vuol dire per forza dare il via libera ad un «Monti-bis», rimarca il vicesegretario Enrico Letta. Un concetto ripreso da Francesco Boccia che parla esplicitamente di un governo politico con Bersani, in caso di vittoria del centrosinistra. E di svolta progressista parla Stefano Fassina, responsabile economico del partito. Per il mondo economico Monti continua ad essere un faro. Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom, auspica che l'agenda del professore venga mantenuta «senza discontinuità». E Luigi Abete, presidente Bnl, chiede una riflessione, dopo le elezioni, su un eventuale Monti Bis. Nani Beccalli Falco, numero uno di Ge Europe, non nasconde che molte imprese estere valutano anche il prossimo evolversi dello scenario politico per scegliere se investire in Italia, sostenendo che il nostro paese dovrebbe andare avanti con le buone idee del'Esecutivo Monti. E un «Prof-bis» è visto con favore anche dall'Ad di Vodafone Italia, Paolo Bertuzzo, perchè darebbe al premier il tempo necessario per realizzare la sua agenda. Il Monti-bis non convince il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: «Monti ha accentuato la manovra rigorista sia dal lato della spesa (riforma delle pensioni) sia, ancor di più, dal lato fiscale, il che ha portato anche ad una situazione del tutto recessiva; ma anch'esso non ha avuto risultati consistenti fino a quando non c'è stata la svolta della Bce, promossa da Draghi e richiesta da vari Paesi europei e dagli Usa». Più possibilista sul fronte del Pdl l'exministro e parlamentare Gianfranco Rotondi: «Nel 2013 torna la politica. Un Monti-bis? Se alle elezioni guida una coalizione perchè no?».
Sulla linea del marito, la moglie di «SuperMario», Elsa, interpellata a margine dei lavori del workshop Ambrosetti, che evita la domanda sul futuro politico del consorte mantenendosi in rigoroso silenzio. Mentre il premier ha parlato delle riforme alla Cnbc: c'è anche una «fortelegge contro la corruzione» da approvare entro la fine della legislatura. Un elemento che Monti usa per convincere i mercati ad investire in Italia.

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