Regione, servono subito 500 milioni di euro

Fondi per affrontare le emergenze. I limiti alla spesa imposti da Roma hanno bloccato le casse della Regione e da qui a fine anno i dipartimenti dovranno individuare delle priorità da sottoporre all’attenzione dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao

PALERMO. Ci sono i 300 milioni relativi a investimenti e trasporto pubblico locale, i 50 milioni per garantire l’avvio dei corsi di formazione e i 100 milioni degli enti locali, i 30 milioni circa dei forestali e i 50 milioni per le scuole. Ammontano a circa 500 milioni di euro le principali rivendicazioni che gli assessori porteranno in giunta domani, per scongiurare l’emergenza sociale. I limiti alla spesa imposti da Roma hanno bloccato le casse della Regione e da qui a fine anno i dipartimenti dovranno individuare delle priorità da sottoporre all’attenzione dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao. La Regione può spendere circa un miliardo fino a dicembre, ma gli assessorati hanno chiesto la possibilità di utilizzare 2,4 miliardi. Il «buco» a conti fatti è di 1,4 miliardi, che Armao proverà a rimediare in due modi: intanto dando priorità a stipendi, scuole e fondi comunitari, quindi chiedendo a Roma di allargare le maglie del patto di stabilità escludendo ad esempio dal computo della spesa i trasporti e i soldi per la scuola. Entro una ventina di giorni il ministero dell’Economia dovrebbe dare una risposta alla Sicilia. «Lo Stato - dice Armao - deve affrontare l’emergenza finanziaria predisponendo rimedi che siano consentiti dall’ordinamento costituzionale». Dal canto suo, l’assessore farà leva non solo sulla recente sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittime le sanzioni verso le amministrazioni che non hanno rispettato il patto di stabilità, ma soprattutto sugli sforzi della Regione nel tentativo di limitare la spesa attraverso i tagli previsti dalla spending review.

Di certo, c’è che Raffaele Lombardo ha chiesto di dare precedenza al pagamento degli stipendi dei dipendenti regionali, delle società partecipate o comunque più in generale dei lavoratori pagati con fondi regionali. Una mossa che ha fatto storcere il naso a Confindustria, ormai sul piede di guerra: «Va bene garantire gli stipendi - dice Alessandro Albanese, leader di Confindustria Palermo - ma se non pagano i debiti verso le imprese, si condannano al fallimento le aziende che sono già al collasso. E di conseguenza, si condannano i lavoratori delle imprese private. È una disparità di trattamento con i dipendenti pubblici che è incomprensibile. Che garantiscano entrambe le categorie, al cinquanta per cento, pagando i regionali ma anche saldando i contenziosi arretrati. Perchè - prosegue Albanese - deve pagare sempre l’impresa privata?». L’allarme di Albanese si basa sul debito di circa 4 miliardi di euro della pubblica amministrazione dell’Isola nei confronti delle aziende. «La decisione della giunta - chiosa Albanese - è chiaro che è legata a manovre elettorali».  Ma in giunta gli assessori sono più che mai agguerriti. L’assessore alle Risorse agricole, Francesco Aiello, difende i forestali, per i quali la spesa è di circa 30 milioni: «Mi aspetto serenità e serietà dai colleghi - spiega - Non si può rovesciare sulla gente il problema del patto di stabilità».

L’assessore Accursio Gallo rivendica la possibilità di utilizzare una cinquantina di milioni per garantire la prima tranche dei finanziamenti europei che garantirebbero l’avvio dei corsi di formazione e una quarantina di milioni per dare il via libera alla nuova stagione scolastica. Situazione allarmante all’assessorato alle Infrastrutture, dove servono 300 milioni di euro per evitare il blocco dei servizi pubblici essenziali. «Sulla quota a disposizione del nostro dipartimento - dice il dirigente delle Infrastrutture, Vincenzo Falgares - abbiamo subito una riduzione del 45 per cento: il rischio è che il trasporto pubblico locale, su gomma e marittimo, da settembre si blocchi».

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