Medicina, ecco le tecno frontiere C’è anche la pillola digitale

Una pasticca contiene un minuscolo chip che si alimenta coi succhi gastrici dello stomaco e rileva come funziona l’organismo. Tra le ultime innovazioni un programma per i non udenti: lo smartphone registra la conversazione con l’interlocutore e la trasforma in sottotitoli che possono essere letti

PALERMO. Si chiama medicina 2.0. Ovvero: la nuova frontiera della scienza. La ricerca tecnologica ha portato e sta portando le cure mediche a livelli impensabili fino a qualche anno fa. Con chiari benefici per la salute dell’essere umano, che vede cadere ad una ad una barriere che in passato sembrano invalicabili. Tecnologia all’avanguardia applicata alla medicina, dunque. È il caso, ad esempio, della cosidetta “pillola digitale”. La Food and Drug Adminitration, l'agenzia americana che approva o vieta la commercializzazione dei farmaci, ha dato il via all'epoca delle medicine digitali dando il suo ok alla sua sperimentazione. Questa pillola, prodotta da Proteus Digital Health, contiene un minuscolo chip che una volta ingerito si alimenta con i succhi gastrici dello stomaco e inizia a funzionare autonomamente. La pillola, quando è attiva, può inviare segnali all'esterno del tuo corpo.
In pratica questa pillola riesce a comunicare con l'esterno facendosi rilevare da un dispositivo di controllo. Diventa così molto più difficile dimenticarsi di prendere un farmaco perché se passa dallo stomaco "si vede", altrimenti no. La sperimentazione partirà con farmaci placebo, cioè senza alcun principio attivo. Servirà solo a capire se la comunicazione tra l'interno e l'esterno del corpo umano funziona correttamente.
Un’altra rivoluzione verrà dal nostro... DNA. Non tutti sanno infatti che poche cose in natura possono contenere una quantità di dati così grande come quella che riesce ad accumulare il nostro codice generico. In pochissimi grammi di tessuto biologico, sono archiviate informazioni per centinaia e centinaia di gigabyte, a differenza, per esempio, di hard disk che riescono sì a ospitare quantitativi analoghi di informazioni, ma su mezzi di archiviazione molto più grandi e pesanti. Così, negli ultimi anni, sono stati in molti a ispirarsi al DNA per cercare metodologie di archiviazione dati alternativi ai metodi attuali. Anche se con fortune alterne.
Dagli States arrivano però buone nuove. Un team di scienziati guidato dal professor George Church ha appena pubblicato sull’ultimo numero di Science i risultati di una ricerca che potrebbe rivoluzionare l’intero mondo dello storage e dell’archiviazione. Il prof. Church e il suo gruppo, infatti, sono riusciti a ricreare un nano-ambiente dove posizionare porzioni di DNA artificiale da utilizzare per l’archiviazione dei dati. In pratica, il nostro codice genetico potrebbe diventare un enorme e avanzatissimo Hard Disk. A portata di... prelievo.
Novità anche per i non udenti con un rivoluzionario sistema tramite un App. Scribe registra una conversazione tramite il microfono dello smartphone e invia il file al Mechanical Turk di Amazon. Qui la traccia viene sbobinata e poi rispedita al mittente. Così chi non ha il dono dell'udito potrà capire cosa gli accade intorno grazie a dei sottotitoli. Questo, almeno, è l'obiettivo di un team di ricerca dell’Università di Rochester (Usa) che lo sta sviluppando. Il funzionamento alla base di Scribe è, allo stesso tempo, tanto semplice quanto complesso: parte dall'assunto che ogni scambio vocale può essere restituito tramite un testo scritto e si basa quindi sulle registrazioni delle conversazioni cui le persone prive di udito prendono parte.

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