Sicilia, Economia

Vendemmia, anno nero: ma la Sicilia cresce

L’Isola, assieme alla Campania, fa registrare un aumento del 10 per cento della produttività vitivinicola. Nel resto d’Italia i dati peggiori degli ultimi sessant’anni

PALERMO. Campania e Sicilia sono le uniche due regioni italiane che, nel 2012, faranno registrare un aumento (+10%) della propria produttività vitivinicola. E' quanto emerge dalle stime dell'Associazione dei tecnici vitivinicoli italiani (Assoenologi) secondo le quali, quest'anno, la produzione complessiva avrà un calo del 3,5% rispetto al 2011 e dell'8% rispetto alla media degli ultimi 5 anni (2007/2011).    
A livello nazionale i dati parlano chiaro: sarà la seconda vendemmia più scarsa dal 1950, con uve in calo del 3,5% rispetto all'anno scorso e dell'8% in confronto alla media degli 5 anni. La vendemmia 2012 produrrà 41,2 milioni di ettolitri di vino (nel 2011 erano stati 42,7 milioni di ettolitri), secondo le prime stime dell'Associazione dei tecnici vitivinicoli italiani. Lucifero tuttavia non ha bruciato le vigne italiane. Cruciale certo sarà settembre: se si avranno temperature adeguate, precipitazioni e forti escursioni termiche tra giorno e notte, non è escluso - dicono gli enologi - che si possa ottenere un millesimo di alto livello. Ma se la quantità è scarsa, la qualità lascia sperare: "Allo stato attuale - dice il direttore generale di Assoenologi Giuseppe Martelli - qualitativamente per i vini bianchi si prevede una produzione di buon livello, con una discreta freschezza e una certa potenzialità olfattiva, ma senza particolari picchi se non per quei prodotti da uve da vigneti soccorsi con adeguate irrigazioni o ubicati in particolari contesti geografici come la Valtellina e l'Alto Adige. Molto ottimismo rimare per i vini che saranno ottenuti da uve a bacca rossa, per i quali sono possibili livelli di tutto rispetto".    
Per le quantità, le condizioni climatiche hanno diviso l'Italia in due: Centro Nord - Lazio compreso - con cali che vanno da -5% a -15%, Centro Sud invece che mantiene i livelli dell'anno scorso o addirittura li aumenta fino al 10%. Lombardia, Trentino e Toscana le regioni con minor produzione (-15%), secondo Assoenologi, mentre quelle che incrementano la propria produttività rispetto allo scorso anno sono la Campania e la Sicilia, con +10%.   Anche se "é ancora presto per fare previsioni" (ad oggi è stata raccolto meno del 15% dell'uva), l'Associazione degli enologi sottolinea che i sette anticicloni che hanno infiammato l'Italia e una carenza di piogge oltre ogni record sono serviti a difendere gli acini dalle malattie. "L'uva è sana. Il pieno della raccolta in Italia avverrà nella seconda decade di settembre - dice Martelli - Siamo di fronte a un'annata che deve ancora giocare buona parte delle sue potenzialità".  A trattenere il fiato non sono sono i viticoltori nazionali ma anche i mercati esteri. Il vino italiano infatti, conferma Assoenologi, "piace e rimane il più venduto nel mondo". Dopo i successi nell'export 2011, "i primi mesi di quest'anno mettono in luce un decremento in volume del 5,5% ma una crescita del 6,8% in valore rispetto al 2011. Il che vuol dire che mandiamo all'estero meno prodotto ma guadagniamo di più". Interessante anche l'incremento del prezzo al litro delle nostre vendite all'estero all'ingresso che, negli ultimi mesi, é aumentato del 12,5% passando da 1,76 a 1,98 euro.

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