Regionali, nel Pdl scoppia la grana degli ex An

Tra gli azzurri i malumori continuano e l’area degli ex An rivendica maggiori certezze, trovando la sponda di Francesco Cascio

PALERMO. In Consiglio comunale, a Catania, Nello Musumeci guida un gruppo di opposizione che ha fatto la guerra al sindaco, Raffaele Stancanelli, esponente di spicco del Pdl etneo. Che adesso chiede garanzie non solo a livello regionale ma anche in chiave amministrative, in programma il prossimo anno nel capoluogo.
È la grana degli ex An esplosa nel centrodestra, intento a ricucire il rapporto tra le varie anime del partito ma ancora lontana da un accordo su programmi e poltrone. Il leader di Grande Sud, Gianfranco Miccichè, ieri ha ribadito che «la candidatura di Nello Musumeci nasce da una chiara e marcata scelta sicilianista che non sia subalterna alle politiche nazionali». Un modo come un altro per rivendicare la superiorità autonomista nell’alleanza con il Pdl. Un messaggio che si traduce anche nella richiesta che Miccichè avrebbe avanzato agli alleati sulla vicepresidenza e sulla presidenza dell’Assemblea regionale, un ruolo chiave nella gestione dei delicati equilibri che si prospettano nel prossimo Parlamento.
Una posizione vista da diversi esponenti del Pdl come il tentativo di rompere l’accordo su Musumeci. Tra gli azzurri i malumori continuano e l’area degli ex An rivendica maggiori certezze, trovando la sponda di Francesco Cascio. «Credo che la convergenza sulla candidatura di Musumeci - dice il presidente dell’Ars - prevederà delle garanzie di natura politica su tutto il centrodestra». Un chiaro segnale in vista delle prossime amministrative a Catania, dopo che alle ultime elezioni Musumeci fu uno degli sfidanti degli azzurri. «Stancanelli aveva già anticipato la candidatura di Musumeci - dice il deputato Marco Falcone - l’unica amarezza è che l’abbia indicata Micciché e non noi». Dal canto suo, il primo cittadino del capoluogo etneo chiede chiarezza: «È ovvio che se lui è il candidato alla Presidenza di tutto il centrodestra, non possa rimanere all’opposizione. Sono convinto che risolverà la contraddizione. Altrimenti sarebbe imbarazzante fare campagna elettorale in città». Cascio però si dice «convinto che Musumeci saprà riunire il centrodestra», e lancia l’allarme: «Non vorrei che ripetessimo il pessimo esempio di politica dato a Palermo». Il riferimento è alla candidatura di Massimo Costa, «abbandonato» dal Nuovo Polo e protagonista di una debacle elettorale. La paura, insomma, che gli autonomisti giochino al rialzo, nel Pdl saltino i nervi e si arrivi a una rottura. Miccichè ha provato a gettare acqua sul fuoco senza risparmiare frecciate: «Spiace che le mie parole sul simbolo del Pdl siano state intese come un’ingerenza. Resto comunque fiducioso e sono sicuro che il Popolo della libertà entro poco tempo sarà in grado di designare un unico interlocutore credibile e autorevole, con il quale confrontarsi».
In serata, le parole dei coordinatori del Pdl al completo, Dore Misuraca, Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, che attaccano velatamente Miccichè proprio sulle presunte richieste di poltrone: «Siamo pronti a sostenere un candidato alla Presidenza partendo dai programmi e non dalle poltrone. Speriamo che anche gli altri siano della nostra opinione e smentiscano queste ricostruzioni di alcuni giornali. Musumeci metta dunque alla prova la buona volontà di tutti, riunendo le forze politiche che hanno aderito al suo appello al fine di concordare e condividere un programma di governo che ponga al centro gli interessi della Sicilia senza alcuna forma di subalternità al potere romano e a sue eventuali logiche antimeridionaliste».

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