Gesip, niente più soldi da settembre

Sempre più incerto il futuro di Gesip, con il neo-assessore al Bilancio, Luciano Abbonato, che dice senza mezzi termini: «Il Comune non potrà mettere più un euro per la società», gelando le attese del collega alle Partecipate, Cesare Lapiana, che — pochi minuti prima — si era appellato a lui per trovare gli oltre venti milioni di euro necessari a tenere in piedi la società fino alla fine dell’anno

PALERMO. Sempre più incerto il futuro di Gesip, con il neo-assessore al Bilancio, Luciano Abbonato, che dice senza mezzi termini: «Il Comune non potrà mettere più un euro per la società», gelando le attese del collega alle Partecipate, Cesare Lapiana, che — pochi minuti prima — si era appellato a lui per trovare gli oltre venti milioni di euro necessari a tenere in piedi la società fino alla fine dell’anno. «Di santo protettore Palermo ne ha uno solo», taglia corto Abbonato. Fatto sta che per la società la situazione si complica sempre di più. Il salvagente da dieci milioni di euro lanciato a maggio scorso con un’ordinanza della presidenza del consiglio dei ministri in realtà non è mai arrivato a destinazione. La prima rata dei cinque milioni — che avrebbe dovuto coprire gli stipendi del mese di maggio per i 1.800 precari — è vincolata all’approvazione del bilancio 2012 che non c’è ancora stata, e quindi il Comune ha  pagato   l’azienda senza avere ricevuto un solo euro da Roma. Per gli altri cinque milioni, relativi alle spettanze di giugno, la situazione è molto più complicata. L’ex vicesindaco Ugo Marchetti ha detto chiaro e tondo, appena dopo le sue dimissioni, che i soldi non sono arrivati perché sono condizionati alla chiusura immediata di Gesip, e che questo era il patto fatto dall’ex commissario straordinario Luisa Latella con il governo. Il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore Lapiana smorzano i toni: «C’è un’interlocuzione, i soldi arriveranno».


Ma che il patto fosse questo è confermato. «La Latella — dice Lapiana — si era impegnata a utilizzare la seconda tranche dei 10 milioni per riqualificare gli operai di Gesip per favorire il loro ingresso sul mercato del lavoro. Ma su quale mercato?». Infatti, a scorrere il testo dell’ordinanza, si legge chiaramente che «il trasferimento della seconda quota del contributo è subordinato alla positiva valutazione» di un piano per Gesip «da predisporre entro il 26 maggio 2012» che dovrà mirare a «investire nella professionalizzazione e riqualificazione della più ampia parte possibile dei lavoratori per favorire il loro riassorbimento nel sistema occupazionale complessivo, sulla base della loro produttività pregressa e dei loro impegni per il futuro, in maniera da giungere comunque alla celere liquidazione della Gesip spa».


E finora, visto che quel piano è poco più di una dichiarazione d’intenti, non è arrivato un euro. Che il 31 dicembre 2012 sarà l’ultimo giorno di vita di Gesip nessuno dubita, ma il piano dell’amministrazione Orlando è di creare una nuova società alla quale affidare tutta una serie di servizi oggi concessi all’esterno (lavaggio autobus, lettura dei contatori, trasporto disabili e dializzati) e ridurre il personale senza traumi: «Tra 150 e 200 dipendenti della società potrebbero andare in pensione a breve — dice Lapiana — altri in esubero potrebbero essere ricollocati utilmente in altre società partecipate nell’ottica di un riordino complessivo». Per far questo, e per salvare l’Amia sull’orlo del fallimento, l’amministrazione ha chiesto al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera un sostegno da 200 milioni, necessari — secondo l’amministrazione — a sostenere il primo anno e mezzo di transizione.


«La Gesip è già liquidata, ha un commissario liquidatore e ha il termine di vita al 31 dicembre — dice il sindaco — il tema non è la bad company ma la new company. Bisogna capire se c'è da parte del governo nazionale un intervento di sostegno all'amministrazione comunale per fare nascere una nuova azienda. Se non c'è, 1.800 persone rimarranno disoccupate, e io mi metto dalla parte dei dipendenti della Gesip e non dalla parte del governo insensibile». In ogni caso, la boa da raggiungere è il 31 dicembre. Quattro mesi, a partire da settembre (per luglio e agosto il Comune ha raschiato il fondo del barile e ha trovato i soldi) che sono una cavalcata nel deserto. I lavoratori sono di nuovo in subbuglio. «Qualora gli interventi del governo centrale — dice Salvo Barone, segretario generale del sindacato Asia — non dovessero soddisfare pienamente le nostre aspettative, ovvero salvaguardia totale dei livelli occupazionali e delle retribuzioni, a Roma sentiranno forte la nostra protesta».

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