Regione, nomine bloccate ma è caos: cinque manager non vanno via

Pubblicata la legge che ferma i nuovi incarichi. Alla sanità "cadono" cinque testa ma Russo dice "la legge ci consente di farli tornare con la nuova veste". E il govertno si prepara a inviare i commissari

PALERMO. Di sicuro, i vertici di Crias, Cas e Ircac la cui nomina, pur avviata, non si è perfezionata in tempo mentre i cinque manager della sanità verranno recuperati come commissari. Adesso è ufficiale che il prossimo governo entro tre mesi dal proprio insediamento potrà stracciare un centinaio di nomine messe a punto da Lombardo nei due mesi che hanno preceduto le dimissioni da presidente della Regione. L’attuale giunta potrà invece coprire questa fase transitoria nominando subito dei commissari nei posti rimasti vacanti: può affidarsi anche ai nomi appena silurati dalla norma.
È stata pubblicata ieri, dopo giorni di polemiche per il ritardo accumulato da Palazzo d’Orleans, la legge blocca nomine approvata all’Ars il 20 luglio. Un ritardo che secondo Udc e Pdl serviva proprio a perfezionare le ultime nomine. In ogni caso ora tornano in discussione posti chiave dell’amministrazione, che Lombardo aveva riempito nel pieno della campagna elettorale affidandosi a fedelissimi quando non direttamente a uomini di partito.

Le nomine dei manager della sanità cadono perchè pur essendo state fatte prima della legge non hanno ricevuto in tempo il necessario parere della commissione Affari istituzionali dell’Ars. Sono rimaste impigliate dunque nelle maglie di una fase transitoria. Niente ruolo di manager di Asp - che equivale a un contratto triennale - per Gaetano Sirna a Catania, Salvatore Messina ad Agrigento, Manlio Magistri a Messina e Salvatore Cirignotta a Ragusa. Stessa sorte per Carmelo Pullara al Civico di Palermo.
Cosa succede adesso? Il vicepresidente Massimo Russo lo spiega così: «Questi dirigenti erano già commissari di queste Asp e dell’ospedale, dunque torneranno al ruolo di commissari, che la legge consente. Cirignotta invece torna manager con pieni poteri alla Asp di Palermo e a Ragusa sceglieremo un commissario». Va detto anche che la maggior parte dei manager della sanità vedrà scadere il proprio incarico a fine agosto: «La legge - aggiunge Massimo Russo - ci consente di nominare commissari dando priorità agli uscenti». Sarà poi il nuovo governo a fare le scelte definitive. Viene quindi sterilizzato il tentativo di Lombardo di impegnare per anni posti chiave con cui il nuovo governo avrebbe dovuto poi misurarsi: «Archiviamo il sistema Lombardo che ci ha ridicolizzato in tutta Italia» commenta Giovanni Ardizzone dell’Udc.

Cadono anche gli incarichi di presidente dell’Ircac (affidato al finiano Antonio Petino) e della Crias (assegnato all’autonomista Ottavio Garofalo). Stop anche ai vertici del Consorzio autostrade siciliano: il presidente Antonio Gazzara e i membri del consiglio di amministrazione Santi Calderone e Pasquale Gazzara, tutti in quota Mpa e Fli. Si tratta di tre degli enti di sottogoverno più pesanti, che permettono il finanziamento di imprese e cooperative e la gestione di assunzioni nei caselli. Oro colato in campagna elettorale. «Anche in questo caso - spiega il vicepresidente Massimo Russo - dovremo nominare dei commissari». È una ipotesi consentita in tutti i casi di caselle vuote o incarichi che vanno in scadenza in questa fase che precede le elezioni. Il prossimo governo provvederà alle nomine definitive, in questo caso entro 60 giorni dal suo insediamento.
Vietate del tutto nuove nomine in questa fase. E c’è da verificare che sorte avrà l’ultima in ordine di tempo, fatta giovedì sera a 36 ore dalla pubblicazione della legge: la sostituzione del dimissionario presidente della partecipata Sas, Gianni Silvia, con l’avvocato Giuseppe Di Stefano. In ogni caso è una nomina che il prossimo governo potrà revocare. Pubblicata la legge, la polemica si infiamma e annunzia nuovi scontri. Russo conferma di aver scritto «un dossier di 5 pagine al Commissario dello Stato evidenziando i tanti profili di incostituzionalità della legge. Oltre a ciò, provocherà decine di ricorsi da parte di chi ha avuto un contratto e se lo vedrà revocato. Potrebbe costarci milioni. Infine, creerà instabilità nella pubblica amministrazione».

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