Sicilia, l'indecenza delle opere incompiute

Il decreto «montiano» Salva Italia del dicembre scorso ha istituito l’anagrafe nazionale delle opere pubbliche incompiute. Avrebbe dovuto essere pronta entro tre mesi; ma per non contraddire se stessi i tecnici, sette mesi dopo, ci offrono soltanto le prime anticipazioni. Certo noi siciliani non siamo soli. Tra i mille esempi rinvenibili nei blog, un’incompiuta in particolare sembra realizzare un contrappasso dantesco.
È la sede dell’Agenzia delle Entrate di Bergamo, che avrebbe dovuto essere pronta nel 1993 e che oggi, con i suoi 130 mila metri cubi e con 88 miliardi di vecchie lire già spese, testimonia almeno la rivincita del contribuente tartassato. Scorrendo l’elenco delle (prime) 301 opere incompiute della Sicilia, si passa dalla rabbia alla delusione, fino all’indecenza. Oggi ci chiedono 350 milioni di euro per finire i lavori. Nessuno, forse per pudore, ci dice quanto abbiamo già speso. Certo, 350 milioni in opere pubbliche danno vita a diecimila posti di lavoro nell’edilizia; ma saranno opere utili? Serviranno a qualcosa oltre che alla ipertrofia dell’ego degli amministratori che le hanno volute? Anche nei momenti più bui, il senso della comica drammaticità non abbandona noi siciliani; come è accaduto ai giovani di «incompiutosiciliano» che hanno preso tanto sul serio i progettisti del «polo di Giarre», da organizzare una partita a polo con tanti volenterosi... disoccupati al posto dei cavalli!

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