Sicilia, Cronaca

Cane che abbaia non disturba. E viene assolto

Una sentenza del tribunale di Messina stabilisce che la "voce" dei quattro zampe è un diritto naturale: farli tacere equivale ad un maltrattamento

I cani hanno libertà di “parola”: abbaiare infatti è un loro diritto. A stabilirlo due differenti sentenze, pronunciate nei tribunali di Messina e Lanciano. In entrambi i processi, i giudici hanno riconosciuto al migliore amico dell’uomo l’abbaio come suo naturale diritto, assolvendo così anche i rispettivi proprietari dall’obbligo di far tacere i propri animali e da eventuali multe. A Lanciano il giudice ha persino riconosciuto all’ululato un’importante funzione di difesa della proprietà privata da eventuali furti o da malintenzionati. Mentre la famiglia teatina che ha trascinato i due cani in tribunale dovrà adesso rispondere di responsabilità aggravata nei confronti degli animali, ma anche dei loro padroni. Entrambi gli episodi sono iniziati con una diatriba fra i proprietari dei cani e i vicini di casa disturbati dal continuo abbaiare. Dall’Abruzzo alla Sicilia, insomma, la convivenza fra condomini e i nostri amici a quattro zampe appare tutt’altro che pacifica e rappresenta una delle principali cause di liti condominiali. Come spiega Francesco Viola, docente di filosofia del diritto all’università di Palermo: «In realtà, non esistono norme specifiche che riguardano l’abbaio. Di certo, le due sentenze si ispirano a un principio generale, contenuto nel codice penale e dalla legge 189/2004, sul maltrattamento degli animali, dal quale deriva il diritto secondo cui l’animale è maltrattato quando non è trattato secondo natura. E abbaiare è nella sua natura». «Il diritto di abbaiare del cane non è assoluto – aggiunge Viola –, vanno rispettate anche le norme sulla quieta pubblica». E proprio per la quiete pubblica il sindaco di un piccolo Comune in provincia di Isernia, Cerro al Volturno, ha  emesso  
un’ordinanza che stabilisce delle fasce orarie durante le quali ai cani è vietato abbaiare e che prevede sanzioni sino a 500 euro per i proprietari che non rispettano il divieto.

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