Crisi e spese folli, ma le Olimpiadi sono ancora vive

I Giochi sono ancora lo spettacolo più bello, una festa del mondo, come vorremmo fosse sempre: pacifico, allegro, giovane, appassionato? Oppure il sontuoso ballo sul Titanic dell'Europa?

LONDRA. Le Olimpiadi sono ancora lo spettacolo più bello, una festa del mondo, come vorremmo fosse sempre: pacifico, allegro, giovane, appassionato? Oppure il sontuoso ballo sul Titanic dell'Europa in crisi economica? Il dibattito è aperto a Londra, dove da stasera i Giochi andranno in scena con i suoi diecimila atleti di oltre 200 nazioni in gara per 302 medaglie d'oro. Con il consueto paradosso di campioni miliardari, come lo sprinter giamaicano Usain Bolt o il cestista Nba Kobe Bryant, in gara accanto agli autentici dilettanti di nazioni per cui partecipare è ancora «l'importante». In Gran Bretagna il prodotto interno lordo ha segnato un meno 0.7% nell'ultimo trimestre. Il paese, ufficialmente in recessione nonostante la sterlina, si chiede se le spese di Londra 2012 abbiano senso. Sconfitta Parigi nella selezione del 2005, grazie all'abilità diplomatica di Tony Blair, l'organizzazione di Londra 2012 quanto a bilanci si è comportata come le città precedenti: previsione iniziale di spesa di 5,5 miliardi di euro, chiusura ufficiale a 13 miliardi di euro.


Più del doppio. Ma la spesa reale viene valutata (fonte Sky news) almeno di 30 miliardi. «Gran parte - ha spiegato il presidente del comitato organizzatore, Sebastian Coe - sono serviti per bonificare l'area Est della città e i vantaggi resteranno nel futuro alla comunità londinese». Tolti i finanziamenti degli sponsor e i proventi di una lotteria nazionale, gran parte della spesa ricade sul governo, che, come vuole la tradizione olimpica, firma un contratto con il Cio, il Comitato olimpico internazionale, in cui si impegna a coprire qualsiasi deficit del comitato organizzatore. Punti di vista. Montreal 1976 pagò per trent'anni lo sforzo economico dei Giochi. Le spese di Atene 2004 furono l'annuncio del crac greco, quelle della Cina (record di 35-40 miliardi di euro) hanno al contrario consolidato l'immagine della nuova potenza economica asiatica. Un riuscito mega spot pubblicitario. Si discute proprio di questo a Londra: lo stadio olimpico Nido d'uccello di Pechino per il critico d'architettura del Times è stato «un indicatore d'astuzie d'Oriente», mentre quello di Londra, soprannominato Biancomangiare indica «il declino dell'Occidente». Il giudizio futuro sta nella parola legacy, ovvero eredità, slogan degli organizzatori. Ovvero sprecare il meno possibile e lasciare strutture utili ai cittadini. Se la Spagna oggi non sfugge alla crisi, a Barcellona resta la riqualificazione del lungomare e della zona portuale operata per i Giochi del 1992, che ha migliorato le condizioni di vita degli abitanti e gli introiti turistici. Così Londra ha puntato sulla bonifica dell'East End, la zona Est della città, e del malfamato quartiere di Stratford dove sorge il villaggio olimpico che è già stato rivenduto: a fine gare ospiterà un centro residenziale per 3500 persone. Come rimarrà la Thames Gateway Cable Car, funivia sopra il Tamigi che porta 2500 passeggeri in un'ora; il Giavellotto olimpico, la ferrovia ultra veloce firmata Hitachi. Allo stadio olimpico, ridotta la capienza, giocherà il West Ham.


Nell'area della Stratford Railway Works, gloriosa fabbrica che ha costruito dal 1847 al 1991 locomotive e vagoni delle ferrovie britanniche, sorge adesso un gigantesco centro commerciale. La produzione lascia il passo al consumo. Il simbolo della nuova Londra è l'ArcelorMittal Orbit, torre alta 115 metri, costruita con 140 tonnellate di tubi d'acciaio color rosso. Per Londra è la torre Eiffel del XXI secolo. Un segno dei tempi. Non solo per la sua presenza ironica. Indiano il progettista Anish Poor, indiano il finanziatore Lakshmi Mittal, re dell'acciaio che ha lasciato il Rajasthan per Kensington, ed è uno degli uomini più ricchi del mondo. La città mira ad essere il ponte finanziario tra i paesi emergenti e l'Occidente; capitale non più di un impero geografico e commerciale ma di quello degli affari che viaggiano nel mondo immateriale dei computer. Londra come internet: connessa con tutti i punti del globo. Forte anche del fatto che l'inglese è la lingua del web. Basterà? Intanto, il Regno Unito non sfugge alla crisi economica europea. Per realizzare l'obiettivo, Londra attira da tempo i miliardari del pianeta, dal russo Roman Abramovic alla regina della birra l'olandese Charlene De Carvalho Heineken, dallo svedese Hans Rausing imperatore del tetra pack fino all'uzbeko Alisher Usmanov oligarca metallurgico. Offre loro un regime fiscale favorevole e la facilità di ottenere la cittadinanza. La zona dei Doks, una zona di ex infrastrutture del porto di Londra, una volta il più grande del mondo, è stata rilanciata attraverso esenzioni fiscali a chi volesse aprirvi delle attività. Al Royal Dock, centro per super yacht, in questi giorni sfilano le navi dei vip, come l'Eclipse, l'ammiraglia di Abramovic, tra l'altro proprietario del Chelsea. Roba da 007: costo un miliardo di sterline, contiene un mini sommergibile e un radar antimissile. Ma tutto ciò stasera sarà messo da parte. L'Olimpiade è un'emozione lunga due settimane, dove ogni sport e ogni atleta ritrovano la dignità di vicenda umana raccontata attraverso il gesto agonistico. La gara più attesa è la più breve, poco più di nove secondi per sapere chi è l'uomo più veloce del mondo: la sfida nei cento metri tutta giamaicana tra Usain Bolt e Yohan Blake. La spedizione dell'Italia, per la prima volta dal 1988, scende sotto i 300 atleti. Anche qui sono stati necessari tagli e risparmi.


Una squadra che sfilerà con le divise disegnate da Armani e dove le star sono tutte donne: Federica Pellegrini, Alessandra Sensini, Valentina Vezzali, Josefa Idem, Sara Errani. La squadra azzurra è tra le grandi potenze dello sport mondiale ma la concorrenza è sempre più forte, guardate il boom degli atleti cinesi. L'Italia, quinta nel medagliere di tutti i tempi, sarebbe già contenta di entrare nelle prime dieci nazioni a Londra. La fabbrica delle medaglie resta sempre la scherma. L'Italia ha già vinto le sue medaglie. Con l'architetto Renzo Piano che ha ideato la torre più alta d'Europa, lo «Shard of glass», ovvero la «Scheggia di vetro», il meraviglioso grattacielo appuntito di 310 metri d'altezza che svetta sulla skyline di Londra. Oppure con la pista di atletica: per la decima olimpiade consecutiva è realizzata da una fabbrica piemontese di Gallo di Alba. O per i piatti e le posate di plastica del villaggio che vengono da Schio, da una piccola azienda con 20 dipendenti. La lezione è la stessa dei campioni sportivi. Per vincere servono fantasia, talento, sacrificio e lavorare duro. Allora la vecchia Olimpiade, la pur dispendiosa festa della gioventù mondiale, ritrova, nel paese che ha inventato lo sport moderno, tra Hyde Park e Wimbledon, il significato di un simbolo forte della volontà di migliorarci, di superare i nostri limiti.

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