La Provincia di Trapani a rischio per 40kmq: l'ira del presidente

"Mi sembra un atto sconsiderato affidarne lo scioglimento a meri parametri matematici", dice Turano. "MI chiedo a cosa sia servito che il nostro Ente sia tra i più virtuosi d'Italia, senza un euro di debito"

TRAPANI. "Il decreto sullo scioglimento delle province, varato dal governo Monti, non può abbattersi sul territorio e sulle popolazioni come una mannaia". A sostenerlo è Girolamo Turano presidente della Provincia Regionale di Trapani, che rischia di "chiudere" perché la sua superficie è di 2.459,84 chilometri quadrati contro quella minima prevista dal governo che è di 2.500,00.
"Pur rendendomi conto dello stato economico in cui versa il Paese - continua Turano - mi sembra un atto sconsiderato affidarne lo scioglimento a meri parametri matematici senza tenere conto di quell'insieme di valori dettati dall'economia, dalla cultura e umani che un territorio racchiude ed esprime". Alla provincia di Trapani mancano poco più di 40 kmq per restare in "vita" ed è questo il dato che suscita la reazione del presidente della Provincia di Trapani a fronte di ipotesi che potrebbero vedere accorpata la sua provincia a Palermo o Agrigento. "Mi chiedo - afferma Turano- a cosa sia servito che la nostra Provincia sia tra quelle più virtuose d'Italia. Non un euro di debito, un bilancio sano, una struttura tecnica e burocratica che funziona a meraviglia pur tra le mille difficoltà imposte da decreti e balzelli". Per il presidente Turano, Monti, prima di decidere, avrebbe dovuto leggere il Regio Decreto del 1817 emanato da Ferdinando 1, re del Regno delle Due Sicilie, con il quale istituiva in Sicilia Le Province sciogliendo gli incorporamenti territoriali identificabili nei Valli di Mazara, di Noto e Demone. "I Borbone - ricorda Turano- avevano esteso all'isola il sistema amministrativo di ispirazione francese già introdotto da Gioacchino Murat nella parte continentale del Regno. Ora si torna indietro ma non siamo disposti ad accettare una scelta tanto iniqua quanto ingiusta, faremo valere le nostre ragioni".

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