L'Eas resta senza soldi Acqua a rischio in 45 comuni

L’ente regionale è sommerso da una valanga di debiti, senza luce negli uffici e privato delle auto che il personale utilizza per recarsi negli impianti di distribuzione, è pronto a bloccare l’erogazione nelle zone di cui ancora si occupa

PALERMO. Sommerso da una valanga di debiti, senza luce negli uffici e privato delle auto che il personale utilizza per recarsi negli impianti di distribuzione, l’Eas da oggi è pronto a bloccare l’erogazione dell’acqua nei 45 Comuni di cui ancora si occupa.
Dopo lo stop al pagamento degli stipendi ai dipendenti dell’Ars e delle liquidazioni agli impiegati regionali, ecco un’altra fotografia della Regione al verde. Che segue la decisione di spegnere i condizionatori negli assessorati per risparmiare energia elettrica. E anche all’Eas la bolletta è uno dei problemi principali. Da alcune settimane va avanti l’interruzione programmata dell’energia nei vari piani della sede centrale di via Del Duca. Da ieri la luce c’è solo al pian terreno e così il medico chiamato dal responsabile della sicurezza ha messo per iscritto che i locali sono inagibili. L’Ente acquedotti siciliani deve all’Enel 15 milioni, calcola il direttore Ciro Di Corte.
E non è l’unico debito. Cgil, Cisl, Uil, Cobas e Sadirs hanno attivato la protesta perchè da venerdì è stata fermata anche l’ultima macchina utilizzata dagli operai per recarsi negli impianti e aprire le saracinesche della distruzione: «La ditta che forniva le auto a noleggio ha ritirato i mezzi per via dei debiti - aggiunge Di Corte -. Così non possiamo più erogare l’acqua. Abbiamo informato prefetti, sindaci e Regione».
L’Eas, per quanto in liquidazione, continua a gestire l’erogazione in 45 centri. I più grossi sono nel Trapanese: Castellammare, Erice, San Vito Lo Capo, Favignana, Paceco, Velderice, solo per fare alcuni esempi. Altri Comuni che resteranno a secco si trovano nel Messinese: Cesarò, Furnari, Tusa, Motta d’Affermo, per citare altri esempi. Rischiano di restare a secco anche Comino nel Ragusano, Grammichele, Caltagirone e Mineo nel Catanese.
Ieri si è svolto un vertice fra sindacati, dirigenti dell’Eas e il ragioniere generale Biagio Bossone: la Regione ha garantito che dell’emergenza interesserà Lombardo in qualità di commissario per la crisi idrica. L’obiettivo è trasferire le competenze dell’Eas alla struttura commissariale o all’assessorato. «La situazione è davvero critica» ha commentato l’assessore Gaetano Armao. «Il problema - spiega Gianni Borrelli della Uil - è che non appena la Regione eroga piccoli finanziamenti per la gestione ordinaria, arrivano i creditori e li fanno propri. Ci sono talmente tanti debiti che la situazione è ormai fuori controllo». Di Corte quantifica in 150 milioni il buco ma Francesco Di Chiara, ultimo dirigente generale decaduto a maggio, precisa che «se si considera tutto, questa cifra sale almeno a 300 milioni».
Il maxi buco dell’Eas è una questione finita alla Procura della Corte dei Conti. Un’ispezione avviata dalla Regione a fine 2011 e completata nel maggio scorso ha permesso di individuare un’operazione finanziaria sospetta che avrebbe accresciuto il buco. Nel 2006, l’allora commissario dell’Eas Marcello Massinelli, chiuse con un raggruppamento di banche guidato dall’Istituto Sanpaolo una cartolarizzazione: in pratica, la Regione si era impegnata a versare all’Eas in un decennio 174 milioni. Massinelli si fece anticipare dalle banche il credito in un’unica soluzione ma scontò un interesse pari a 50 milioni. Per il collegio dei revisori e per la Regione questa operazione «non era motivata nè autorizzata dalla legge». Per questo motivo qualche giorno fa l’assessorato ha spedito le carte alla Procura della Corte dei Conti lamentando un danno erariale. Per Massinelli le accuse della Regione sono «una follia. È tutto in regola, ho diffidato il governo dall’andare avanti».

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